Cassazione Penale, Sentenza n. 11321/2023 del 16/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato il riesame della misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal GIP per il reato di tentata estorsione. Il ricorrente, tramite difensore, censurava: (i) valutazione insufficiente della gravità indiziaria e dell'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa e dei suoi collaboratori; (ii) errata qualificazione giuridica della condotta alla stregua di tentata estorsione anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni, atteso il pregresso rapporto di collaborazione economica tra le parti; (iii) vizio di motivazione nella valutazione delle esigenze cautelari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo relativo alla qualificazione giuridica: ha ritenuto che il Tribunale non abbia adeguatamente analizzato i contorni economici e contrattuali del rapporto di collaborazione tra Migliardi e la persona offesa né il coefficiente psicologico (dolo) alla base delle condotte contestate. Il Collegio cautelare aveva liquidato la pretesa del prevenuto come priva di tutela giudiziaria senza un approfondito esame, definendo assertivamente "illecito" il rapporto di collaborazione. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti al Tribunale di Napoli per nuovo esame; le restanti censure (attendibilità delle fonti e esigenze cautelari) sono state assorbite e dovranno essere riconsiderate dal giudice di rinvio.
Norme richiamate
D.L. n.137/2020, art. 23, comma 8
Riferimento procedurale: espletamento del rito con contraddittorio cartolare ai sensi della norma emergenziale
Codice penale, art. 629 (estorsione)
La fattispecie di estorsione richiede che l'agente persegua consapevolmente un profitto ottenuto attraverso un atto "contra ius", senza rappresentarsi una facoltà legittima di agire
Codice penale, art. 393 (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone)
Quando l'agente ritiene di agire per un proprio diritto, anche se tale diritto non sussiste, la condotta può rientrare in questa fattispecie se è animata da buona fede o da una convinzione ragionevole della legittimità
Cass. SS.UU., sent. n. 29541/2020 (Filardo)
Principio applicato: la distinzione tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni si fonda sulla valutazione se la pretesa sia, in astratto, ragionevolmente suscettibile di tutela giudiziale e sullo stato d'animo dell'agente (buona fede/errata rappresentazione vs consapevolezza 'contra ius')
Massime di principio
- Se esiste un rapporto economico o di collaborazione pregresso tra le parti, il giudice deve approfondire i termini dell'accordo e verificare se la pretesa economica sia in astratto giudizialmente tutelabile prima di qualificare la condotta come estorsiva.
- La distinzione tra estorsione (art. 629 c.p.) e esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) dipende innanzitutto dall'elemento psicologico: occorre valutare se l'agente agisse nella convinzione, anche se errata ma ragionevole, di un diritto, oppure con la consapevolezza di pretendere indebitamente un profitto.
- La prova del dolo di estorsione è prevalentemente indiretta e va desunta da elementi di comportamento chiari e non equivoci; la semplice esistenza di richieste di denaro non è sufficiente se sussiste un contesto di rapporti economici preesistenti non adeguatamente analizzato.
- Divergenze tra dichiarazioni della persona offesa e dei suoi collaboratori e le versioni difensive devono essere analizzate puntualmente: un'omessa o sommaria valutazione delle divergenze può portare all'annullamento dell'atto cautelare.
- In presenza di dubbi sulla qualificazione giuridica dei fatti, le esigenze cautelari vanno riconsiderate: una motivazione carente sulla natura del diritto invocato può incidere sulla legittimità della misura cautelare.
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