Cassazione Penale, Sentenza n. 34375/2022 del 16/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza di convalida dell'arresto per rapina impropria pluriaggravata, deducendo la nullità dell'arresto per mancata sussistenza dello stato di quasi flagranza. L'arresto era avvenuto dopo che, alcune ore dopo il furto avvenuto circa alle 19:15, l'indagato veniva trovato alle 23:30 in possesso delle bottiglie sottratte, collocate nel cestello della bicicletta con cui si era allontanato dal supermercato. Il ricorso sostiene che la privazione della libertà sarebbe illegittima perché fondata su informazioni di terzi e non sulla percezione diretta degli operatori.
La decisione
La Corte dichiara il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Richiama la giurisprudenza secondo cui l'interessato ha titolo ad impugnare l'arresto anche se contestualmente è stata disposta custodia cautelare. Ribadisce che, salvo il caso di vera flagranza, è sufficiente per la legittimità dell'arresto in quasi flagranza che il soggetto sia sorpreso in possesso di cose o tracce che dimostrino la commissione recente del reato; non è necessaria la percezione diretta del fatto in senso stretto da parte della P.G., ma una stretta contiguità temporale e un collegamento inequivoco tra le tracce/oggetti e l'indiziato. La Corte distingue il caso dalle Sezioni Unite in cui l'arresto era avvenuto solo su indicazioni della vittima: qui invece la P.G. ha constatato il possesso degli oggetti rubati. Perciò l'arresto è ritenuto legittimo. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamato riguardo alla fungibilità della detenzione e alla permanenza dell'interesse dell'arrestato a proporre ricorso per cassazione, anche quando sia stata applicata una misura cautelare custodiale.
art. 111, comma secondo, Cost.
Richiamato come principio costituzionale relativo alle garanzie sui provvedimenti restrittivi della libertà personale e al diritto di impugnazione.
Sezioni Unite, sent. n. 39131/2015 (giurisprudenza)
Stabilisce il principio secondo cui l'arresto basato solo su informazioni della vittima o di terzi, senza percezione diretta da parte della P.G., non configura la quasi flagranza; tuttavia conferma che la quasi flagranza è integrata quando esiste percezione diretta delle tracce o delle cose del reato in correlazione immediata con l'intervento della P.G.
Giurisprudenza di legittimità richiamata (es. Sez.4, sent. 7305/2009; Sez.5, sent. 44041/2014)
Affermano che la sorpresa del reo con cose o tracce del reato legittima l'arresto in quasi flagranza quando sussiste stretta contiguità temporale tra il fatto e la scoperta delle tracce/oggetti da parte degli operanti.
Massime di principio
- L'interessato conserva il diritto di impugnare la convalida dell'arresto anche se contestualmente è stata disposta una misura cautelare custodiale; l'art. 657 c.p.p. e i principi costituzionali giustificano tale interesse.
- La quasi flagranza non richiede necessariamente che la polizia giudiziaria abbia assistito direttamente alla consumazione del reato; è sufficiente la scoperta, in stretta contiguità temporale, di cose o tracce che colleghino inequivocabilmente il sospetto al reato.
- Un arresto basato esclusivamente su informazioni fornite dalla vittima o da terzi, senza percezione diretta da parte degli agenti delle tracce o degli oggetti del reato, è illegittimo (Sezioni Unite).
- La presenza sugli effetti personali o sul mezzo dell'indagato di beni riconducibili al reato, trovati a breve distanza temporale dal fatto, può legittimare l'arresto in quasi flagranza.
- Nel valutare la legittimità dell'arresto occorre sempre accertare la coessenziale correlazione tra la percezione delle tracce/oggetti e l'intervento restrittivo della libertà; la mera indicazione di generalità da parte della vittima non è sufficiente.
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