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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15243/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugna l'ordinanza del Tribunale di Arezzo che aveva rigettato l'appello contro il provvedimento del Gip che aveva respinto la richiesta di revoca del sequestro preventivo di un'area di circa 250 mq in agro del Comune di Lucignano, nell'ambito di indagini per reati edilizi e ambientali. Due motivi: 1) violazione del principio devolutivo nell'appello cautelare, poiché il Tribunale non avrebbe risposto alle censure e avrebbe semplicemente ribadito l'esistenza del fumus delicti; 2) omissione di valutazione circa la presunta disapplicazione del provvedimento comunale n. 34 del 1 giugno 2021, che autorizzava il rimesso in pristino dei luoghi e che, secondo il ricorrente, avrebbe eliminato la rilevanza penale delle condotte e giustificato la revoca del sequestro.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Rigetta i motivi: il giudice dell'appello cautelare è limitato a valutare la concludenza dei motivi di impugnazione e il Tribunale aretino ha correttamente ritenuto che l'atto comunale del 1 giugno 2021 fosse una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi e non una sanatoria che elide la rilevanza penale. Non è stata dunque operata alcuna illegittima disapplicazione del provvedimento comunale e la conferma del vincolo di intangibilità del terreno è coerente con l'ordinanza comunale, la quale al più avrebbe reso possibile una sospensione temporanea del sequestro con autorizzazione a eseguire i lavori di ripristino. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese e alla somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile

  • ordinanza comunale n. 34 del 1 giugno 2021 (Comune di Lucignano)

    Ritenuta e qualificata dal Tribunale come ordinanza di ripristino dei luoghi, non come atto di sanatoria che possa eliminare la rilevanza penale delle opere contestate

Massime di principio

  • In appello cautelare il giudice è limitato a valutare la concludenza dei motivi di impugnazione relativi alla revoca della misura cautelare; non è necessario riesaminare integralmente il merito, ma verificare se le censure siano idonee a superare le ragioni del provvedimento impugnato
  • Un provvedimento amministrativo che autorizza il ripristino dello stato dei luoghi non equivale automaticamente a una sanatoria con effetto estintivo della rilevanza penale; occorre valutare la natura giuridica dell'atto e le sue effettive conseguenze sulla punibilità
  • La possibilità di eseguire lavori di ripristino in presenza di un sequestro può essere gestita mediante una sospensione temporanea del sequestro autorizzativa, piuttosto che con la revoca immediata della misura, quando permane il fumus delicti
  • Il giudice d'appello può riqualificare la natura giuridica di un atto amministrativo se ne ricava una diversa e corretta interpretazione rispetto a quella prospettata dalla parte; ciò non costituisce in sé motivo di illegittimità se motivato
  • La mancata risposta a censure dell'appello è rilevante solo se riguarda questioni decisive e se il giudice non ha comunque esaminato la loro concludenza; la semplice diversa ricostruzione logica e fattuale, purché motivata, è ammissibile

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