Cassazione Penale, Ordinanza n. 30947/2025 del 16/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha applicato le statuizioni di cui all'art. 616 c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Dal testo non emerge una riforma della decisione di merito, che resta quindi ferma quanto alla condanna per evasione.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso è stato proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 14/11/2024. Dal testo emerge che il thema decidendum riguardava il dolo del reato di evasione contestato: la difesa lamentava vizi di motivazione e/o erronea valutazione dell'elemento soggettivo, ma la Corte di cassazione rileva che le censure riproducevano profili già esaminati e disattesi nei gradi di merito, con motivazione ritenuta corretta, puntuale, coerente con le risultanze acquisite e priva di manifeste incongruenze logiche.
Norme richiamate
In caso di inammissibilità del ricorso seguono la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre censure già esaminate e disattese dai giudici di merito, senza evidenziare reali vizi logici o giuridici della motivazione impugnata.
- In tema di evasione, il sindacato di legittimità sull'elemento soggettivo non consente una mera rilettura del compendio probatorio quando la motivazione di merito risulti coerente, puntuale e immune da manifeste incongruenze.
- La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta l'applicazione delle conseguenze economiche previste dall'art. 616 c.p.p., inclusa la sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Come è indicizzato
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