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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30729/2026 del 11/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione penitenziaria)

La controversia

Un detenuto ristretto presso la Casa di reclusione di Spoleto aveva lamentato, con istanza rivolta alla sorveglianza, l’insufficienza delle linee telefoniche disponibili per i ristretti. Il Magistrato di sorveglianza aveva dichiarato non luogo a provvedere; il Tribunale di sorveglianza di Perugia aveva poi dichiarato inammissibile il reclamo. Contro tale decisione il detenuto, per il tramite del difensore, ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione. La censura sosteneva, in sostanza, che il provvedimento impugnato avesse errato nel qualificare e trattare la doglianza relativa ai limiti delle linee telefoniche a disposizione dei detenuti. La Corte ha però rilevato che la questione atteneva alle modalità organizzative del servizio e non a una concreta lesione di un diritto soggettivo del detenuto, con conseguente inidoneità del rimedio azionato a integrare un reclamo giurisdizionale; il ricorso è stato inoltre ritenuto aspecifico perché si confrontava solo apparentemente con la ratio della decisione e richiamava un precedente su una fattispecie diversa, relativa alla consegna di alimenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il reclamo originario non avesse natura giurisdizionale, poiché la lamentata insufficienza delle linee telefoniche nell’istituto penitenziario riguardava profili organizzativi rimessi alla gestione amministrativa e non una lesione attuale e grave di un diritto soggettivo del detenuto ai sensi degli artt. 35-bis e 69, comma 6, ord. pen.; pertanto il provvedimento del magistrato di sorveglianza non era impugnabile con il rimedio utilizzato. La Corte ha inoltre evidenziato l’aspecificità del ricorso, che richiamava in modo inconferente una vicenda diversa. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 35-bis ord. pen.

    Il rimedio giurisdizionale presuppone una lesione concreta e attuale di un diritto soggettivo del detenuto derivante da un comportamento dell’amministrazione penitenziaria.

  • art. 69, comma 6, ord. pen.

    La tutela giurisdizionale in sede di sorveglianza opera solo quando la doglianza incida su un diritto soggettivo del detenuto con attuale e grave pregiudizio.

  • art. 35, comma 1, n. 5, ord. pen.

    In difetto di lesione concreta di un diritto soggettivo, la doglianza va qualificata come reclamo generico, con conseguente non impugnabilità del provvedimento adottato.

Massime di principio

  • La qualificazione del rimedio esperito dal detenuto dipende dalla natura della doglianza: solo la denuncia di una concreta e attuale lesione di un diritto soggettivo consente l’accesso al reclamo giurisdizionale in sede di sorveglianza.
  • Quando la censura riguarda esclusivamente le modalità organizzative interne dell’istituto penitenziario, senza evidenziare un pregiudizio immediato e grave a un diritto soggettivo, il rimedio è meramente generico e non produce un provvedimento impugnabile con il reclamo giurisdizionale.
  • In sede di legittimità il ricorso è inammissibile se non si confronta specificamente con la ratio decidendi del provvedimento impugnato e si limita a richiami inconferenti a fattispecie diverse.
  • La deduzione di violazione di legge o vizio di motivazione non è sufficiente, da sola, a superare l’inammissibilità quando il provvedimento impugnato non sia, per legge, suscettibile di impugnazione nel modo prescelto.

Come è indicizzato

MaterieReati ostativiImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale

Testo integrale

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