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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32100/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Venezia con tre motivi: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova sulla ritenuta inesistenza soggettiva delle tre fatture emesse formalmente da "Project Service Organization s.r.l." (P.S.O.) per l'anno 2012; 2) vizio di motivazione circa la ritenuta consapevolezza di Matteo Tedeschi della natura soggettivamente fittizia delle fatture (ossia che egli avrebbe dovuto sapere che le fatture non erano riferibili alla società formale ma al padre); 3) violazione di legge e vizio di motivazione nella determinazione della pena, dovendosi ritenere che la riduzione dell'addebito in appello (esclusione della parziale sovrafatturazione/di alcuni profili oggettivi) imporrebbe una rideterminazione motivata della misura sanzionatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili o manifestamente infondate le censure relative alla qualificazione dei fatti e alla consapevolezza di Matteo (primo e secondo motivo), confermando le conclusioni della Corte d'appello secondo cui le tre fatture del 2012 sono soggettivamente inesistenti e che Matteo era consapevole della loro fittizietà. Tuttavia i ricorsi sono stati ritenuti fondati con riguardo al terzo motivo: la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione del trattamento sanzionatorio per carenza di motivazione specifica circa la conferma della pena in presenza di una riduzione della gravità oggettiva dei fatti. Di conseguenza le statuizioni di responsabilità sono confermate e irrevocabili; la sentenza è annullata con rinvio solo per la rideterminazione delle pene, che il giudice di rinvio dovrà motivare tenendo conto della diversa offensività emersa in appello.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma che consente la censura per vizio di motivazione e travisamento della prova in sede di legittimità; la Corte ritiene le censure sulla valutazione probatoria manifestamente infondate o non ammesse nei limiti consentiti.

  • art. 597 cod. proc. pen. (commi 3 e 4)

    Riferito al divieto di reformatio in peius e all'obbligo di riforma in meglio: la Corte osserva che l'esclusione della fittizietà oggettiva, restando la fittizietà soggettiva, non equivale all'esclusione del reato che giustificherebbe automaticamente la riduzione della pena prevista dall'art. 597, comma 4; tuttavia permane l'obbligo motivazionale del giudice di appello nella determinazione della pena.

  • art. 1, comma 1, lett. a) d.lgs. n. 74/2000

    «per "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l'imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l'operazione a soggetti diversi da quelli effettivi»

    La Corte interpreta la definizione in senso unitario: la norma accomuna le fatture inesistenti per ragioni oggettive e per ragioni soggettive nella stessa fattispecie, sicché l'esclusione della fittizietà oggettiva non esclude automaticamente la tipicità quando permanga la fittizietà soggettiva.

  • art. 2 e art. 8 d.lgs. n. 74/2000

    Richiamati come norme incriminatrici (dichiarazione fraudolenta e emissione di fatture per operazioni inesistenti); la Corte rileva che gli articoli parlano genericamente di "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" e non distinguono la rilevanza tra inesistenza oggettiva e soggettiva, giustificando la persistenza della responsabilità quando sussista almeno la fittizietà soggettiva.

  • art. 17, comma 1-bis, d.lgs. n. 74/2000

    Richiamato in relazione alla determinazione del termine di prescrizione (la Corte indica che, considerata tale norma, il tempo necessario alla prescrizione è pari a dieci anni per i reati coinvolti).

  • art. 624 cod. proc. pen.

    Richiamato per affermare che le statuizioni sulla responsabilità diventano irrevocabili ai sensi della norma (cioè non più impugnabili), tenuto conto dei termini di prescrizione non ancora decorso.

Massime di principio

  • La distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva di fatture non esclude la configurabilità del reato quando permanga la fittizietà soggettiva: le norme tributario-penali considerano unitariamente le "fatture per operazioni inesistenti".
  • Le valutazioni probatorie basate su plurimi elementi indiziari precisi, concordanti e circostanziati possono giustificare la qualificazione della fattura come soggettivamente inesistente e la responsabilità degli amministratori anche in assenza di un contratto scritto o di pagamenti formali alla società emittente.
  • La consapevolezza del destinatario delle fatture può essere desunta da circostanze congiunte (parentela, assenza di pagamenti, flussi finanziari collegati, mancanza di rapporti formali con la società emittente, anomalie operative) purché adeguatamente motivate.
  • Se in appello viene escluso un profilo di maggiore gravità (es. parziale sovrafatturazione o fittizietà oggettiva) rispetto al primo grado, il giudice d'appello deve comunque motivare specificamente la conferma della pena iniziale, spiegando perché la minore gravità non comporti una riduzione della sanzione.
  • Il divieto di reformatio in peius non impedisce la revisione della pena quando varia la ricostruzione fattuale, ma impone attenzione motivazionale: il giudice è obbligato a illustrare come la diversa ricostruzione incida (o non incida) sulla misura della pena.
  • Le statuizioni di responsabilità possono diventare irrevocabili anche se la determinazione della pena è rinviata; il giudice di rinvio deve conformarsi ai limiti imposti dalla Cassazione nella rinnovata determinazione della sanzione.

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