Cassazione Penale, Sentenza n. 26662/2026 del 15/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La Corte d'appello di Roma aveva confermato la condanna pronunciata dal G.u.p. del Tribunale di Roma nei confronti di un imputato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e da operazioni dolose, con statuizioni civili. Il ricorso per cassazione, proposto nell'interesse dell'imputato, articolava due censure: con la prima si deduceva violazione di norme processuali sanzionate da inutilizzabilità, sostenendo che la responsabilità fosse stata fondata anche su dichiarazioni raccolte in sede di indagini difensive e prodotte dalla difesa di un coimputato, acquisite nell'ambito di un rito abbreviato condizionato richiesto da quest'ultimo, mentre l'imputato aveva chiesto il rito abbreviato semplice; con la seconda si lamentava vizio di motivazione sulla utilizzabilità di تلك produzione nei confronti dell'imputato, assumendo che la decisione fosse contraddittoria e che gli atti del coimputato avessero avuto un impatto decisivo, tale da incidere sulla tenuta complessiva del compendio probatorio.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato, da un lato, che il vizio di motivazione non è deducibile per questioni di diritto, dovendosi semmai denunciare la violazione di legge; dall'altro, che il ricorso era generico perché non indicava in modo specifico il contenuto delle dichiarazioni asseritamente inutilizzabili né ne spiegava la decisività rispetto alla condanna. La Corte ha inoltre richiamato la motivazione della sentenza impugnata, che aveva escluso la decisività degli elementi acquisiti tramite le investigazioni difensive del coimputato. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.
Il vizio di motivazione non può essere dedotto con riferimento a questioni di diritto; se la censura attiene alla correttezza giuridica della soluzione, il motivo deve essere prospettato come violazione di legge.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Il ricorso è stato esaminato nei limiti di specificità degli enunciati motivi.
In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Nel ricorso per cassazione, le censure che investono questioni di diritto non possono essere veicolate come vizi di motivazione, poiché l'errore di qualificazione giuridica va dedotto come violazione di legge.
- Chi eccepisce l'inutilizzabilità di atti processuali deve indicare specificamente quali atti siano viziati e spiegare in che modo essi abbiano inciso sul compendio probatorio e sulla decisione impugnata; in mancanza, il motivo è inammissibile per genericità.
- La deduzione dell'inutilizzabilità di un elemento probatorio richiede la dimostrazione della sua concreta decisività rispetto all'affermazione di responsabilità, non essendo sufficiente allegarne in astratto la presenza nel materiale valutato dal giudice di merito.
- Se il giudice di merito esclude che gli atti contestati abbiano avuto rilievo decisivo sulla condanna, il ricorso deve confrontarsi puntualmente con tale ratio decidendi, altrimenti difetta di specificità.
Come è indicizzato
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