Cassazione Civile, Sentenza n. 16937/2023 del 14/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente chiedeva l'accertamento di una servitù di passaggio pedonale e carrabile sul cortile dei convenuti (mappali nel Comune di Alice Bel Colle), sostenendo un uso “da sempre” attraverso due accessi (Vicolo Sabbione e Via del Peso Pubblico), nonché la consegna delle chiavi del cancello apposto su Via del Peso Pubblico. Contestualmente denunciava violazioni edilizie (distanze e affacci) per i lavori eseguiti dai convenuti e chiedeva il ripristino. I convenuti negavano il diritto di passaggio da Via del Peso Pubblico, riconoscevano il transito da Vicolo Sabbione e proponevano domanda riconvenzionale di usucapione a sostegno del mantenimento dell'edificio non rispondente alle distanze di legge (sostenendo che l'edificio esisteva già dagli anni '50). In primo grado il Tribunale ha riconosciuto usucapione della servitù e ordinato la consegna delle chiavi, e ha accolto la domanda riconvenzionale sui profili edilizi; in appello la Corte d'Appello ha confermato la statuizione sul fabbricato (riconoscendo la corrispondenza con il preesistente e quindi l'usucapione riconvenzionale) ma ha ritenuto inammissibile e infondata la domanda di usucapione della ricorrente in relazione al passaggio da Via del Peso Pubblico, per carenza di specifica allegazione e prova di atti di esercizio continuato del passaggio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per cassazione della sig.ra Viola.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della ricorrente. È stato dunque confermato l'esito processuale che aveva: 1) riconosciuto in favore dei resistenti la possibilità di mantenere l'opera edilizia (accoglimento della domanda riconvenzionale per usucapione/validità dell'opera preesistente) e 2) rigettato/inammissibile la pretesa della ricorrente di usucapione della servitù riferita all'accesso da Via del Peso Pubblico (la Corte d'Appello aveva escluso che la prova offerta fosse idonea a dimostrare l'esercizio continuato necessario all'usucapione). La ricorrente è stata condannata alle spese di giudizio in favore delle controparti.
Norme richiamate
Richiamato in relazione alla definizione e agli elementi della servitù; la pronuncia ribadisce che l'attore in confessoria deve provare i fatti costitutivi della servitù (non si presume il diritto sul fondo altrui).
Riferito nel contesto della prova del possesso della servitù; utilizzato per inquadrare i mezzi probatori e la natura del diritto reale.
Citato in relazione ai diritti reali e alla loro autodeterminazione; la Corte distrettuale ha ricordato che il giudice può accertare un diritto autodeterminato anche sulla base di titolo diverso da quello dedotto, ma l'accertamento richiede adeguata allegazione e prova.
Richiamato rispetto alla nozione di 'costruzione' e al rispetto delle distanze; la Corte ha condiviso il giudice di merito nell'individuare come 'costruzioni' le opere preesistenti in ragione della loro consistenza e ancoraggio al suolo.
Richiamato con riferimento alla efficacia probatoria delle scritture private e alla contestazione della datazione delle fotografie; la Corte ha osservato che il disconoscimento della data non impedisce al giudice di valutare la conformità delle fotografie anche tramite presunzioni e altri mezzi di prova.
Evocato in relazione alla distribuzione dell'onere della prova: la Corte ha confermato che chi agisce in confessoria servitutis ha l'onere di provare i fatti costitutivi dell'acquisto della servitù (usucapione o altro titolo).
Richiamato indirettamente nel ragionamento sul disconoscimento delle fotografie: il disconoscimento delle riproduzioni fotografiche non produce gli stessi effetti del disconoscimento formale previsto dall'art. 215 c.p.c., perché il giudice può accertare la conformità con altri mezzi.
art. 360 c.p.c. comma 1 nn. 3,4,5
Norme invocate nei motivi di cassazione per denunciare vizio di motivazione, mancato esame di fatti decisivi e violazione di norme processuali; la Corte ha rigettato le doglianze, ritenendo molte questioni inammissibili (prove di merito, doppia conforme) o infondate.
Richiamato per il principio della 'doppia conforme': quando sentenza di primo grado e sentenza di appello hanno motivazioni conformi il ricorso per cassazione sui fatti è inammissibile se il ricorrente non dimostra differenze nelle ragioni di fatto tra i due gradi.
art. 23, comma 8-bis d.l. n.137/2020 e art. 7 d.l. n.105/2021
Richiamati per la procedura: il ricorso è stato trattato in camera di consiglio senza discussione orale sulla base delle norme che hanno disciplinato le udienze in quel periodo.
Massime di principio
- Chi agisce in 'confessoria servitutis' ha l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto (acquisto per usucapione o altro titolo): non è sufficiente la mera presenza di opere visibili sul fondo altrui.
- Per l'usucapione di una servitù continua o discontinua è necessaria la dimostrazione di un esercizio del diritto nel periodo di tempo richiesto; transiti sporadici e occasionali non sono idonei a configurare il possesso usucapione.
- Le valutazioni di fatto del giudice del merito (esame delle fotografie, dei saggi tecnici, delle testimonianze, comparazione delle opere) sono difficilmente sindacabili in Cassazione: molte censure saranno inammissibili se si basano su un riesame del merito (rischio di 'doppia conforme').
- Il giudice può aderire alle conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio anche se non confuta puntualmente tutte le osservazioni delle consulenze di parte, purché esponga le fonti del proprio convincimento; non è necessaria la confutazione formale di tutte le obiezioni di parte.
- Il disconoscimento della data di una fotografia non preclude al giudice di valutarne il contenuto e la conformità con altri elementi probatori (presunzioni, altre fotografie, consistenza materiale rilevata nei saggi).
- Le consulenze tecniche di parte costituiscono allegazioni difensive e non hanno lo stesso rilievo probatorio della CTU; il mancato esame o disatteso rilievo della CTP è in generale censurabile solo in casi di palese illogicità della motivazione.
- In contestazioni edilizie la prova della preesistenza di una costruzione può pacificare questioni sul rispetto delle distanze, purché risultino elementi concreti e coerenti (fotografie datate, saggi materiali, documenti d'epoca).
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