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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23742/2026 del 26/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Gli imputati hanno impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione disposto con sentenza irrevocabile di condanna per abuso edilizio. Hanno dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che il giudice non avesse considerato che l'area su cui insiste il manufatto da demolire non sarebbe di loro proprietà, ma di un diverso soggetto pubblico; inoltre uno dei ricorrenti non sarebbe autore dell'abuso e l'altro non sarebbe comunque proprietario. La difesa ha fatto leva anche sulla pretesa coincidenza tra l'immobile abusivo oggetto dell'ordine di demolizione e altro manufatto in relazione al quale una dei ricorrenti sarebbe stata assolta in altro procedimento, deducendo che, essendo il terreno di proprietà di un ente pubblico, i ricorrenti sarebbero estranei all'onere demolitorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha rilevato, in primo luogo, che il giudice dell'esecuzione aveva escluso in fatto la coincidenza tra il manufatto oggetto dell'ordine di demolizione e quello richiamato dalla difesa come oggetto dell'altro procedimento conclusosi con assoluzione, e che tale accertamento non era stato specificamente confutato. Ha poi osservato che la questione della mancata proprietà dei ricorrenti sull'opera da demolire non risultava essere stata dedotta davanti al giudice dell'esecuzione e che, comunque, il ricorso era privo di autosufficienza perché non indicava né allegava in modo specifico la documentazione a sostegno della tesi difensiva. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    in caso di inammissibilità del ricorso seguono la condanna alle spese processuali e, ove non vi sia assenza di colpa nella causa di inammissibilità, il versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.

  • art. 606 c.p.p.

    il ricorso per cassazione deve essere sorretto da motivi specifici; non sono ammissibili censure generiche o non confutative delle rationes decidendi dell'ordinanza impugnata.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione avverso provvedimenti del giudice dell'esecuzione, il ricorrente deve confutare specificamente le ragioni poste a fondamento della decisione impugnata; la mancata critica delle rationes decidendi rende il motivo inammissibile.
  • Una questione non dedotta davanti al giudice dell'esecuzione non può essere introdotta per la prima volta in cassazione, salvo che risulti già devoluta e correttamente riportata nel ricorso con il necessario grado di specificità.
  • Il ricorso per cassazione deve rispettare il principio di autosufficienza: quando si fonda su documenti, il ricorrente deve indicarne la produzione e illustrarne con precisione il contenuto rilevante, senza demandare alla Corte la ricerca autonoma degli atti.
  • In tema di ordine di demolizione, eventuali vicende relative a un diverso manufatto o a un diverso procedimento penale non incidono sull'obbligo demolitorio se il giudice ha escluso la coincidenza tra i due immobili.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniAbuso edilizio
RamiProcesso penaleReati edilizi
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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