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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 37449/2022 del 21/12/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso concerne l'interpretazione della clausola contenuta nell'atto di sospensione del disciplinare del 23.12.2013, formulata con la locuzione "fino all’esito del procedimento giudiziale". Il ricorrente sosteneva che la sospensione dovesse durare fino alla conclusione dell'intero procedimento giudiziale (cioè fino al termine del processo), mentre la Corte d'appello veneziana aveva interpretato la formula come riferita al temporaneo impedimento del lavoratore a difendersi (all'epoca ristretto in vinculis) e, quindi, come sospensione collegata alla ripresa delle facoltà difensive. In cassazione il ricorrente lamentava violazione del canone ermeneutico in claris non fit interpretatio e vizio di motivazione della corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo che l'interpretazione fornita dalla Corte d'appello fosse plausibile, logica e coerente e rientrasse nella valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità salvo violazione dei canoni ermeneutici o carenza motivazionale specificamente indicata. La Corte ha inoltre richiamato che il giudice di merito deve ricostruire la comune intenzione delle parti e può avvalersi, oltre al testo letterale, del comportamento complessivo delle parti. È stato altresì richiamato il principio di conservazione (art. 1367 c.c.) e la disciplina imperativa dell'art. 55 ter del d.lgs. n. 165/2001, che rende la sospensione facoltativa e non derogabile. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in euro 10.000,00 per compensi professionali, oltre 200,00 per esborsi, 15% di spese forfettarie e accessori legali, e all'ulteriore contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso.

Norme richiamate

  • art. 1362 cod. civ.

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Imposta all'interprete l'obbligo di indagare la comune intenzione delle parti e di non limitarsi al senso letterale delle parole nella ricerca della volontà contrattuale

  • art. 1367 cod. civ.

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Principio di conservazione del contratto: l'interpretazione deve tendere a salvaguardare l'efficacia del negozio, coerente con la ricostruzione che privilegia la conservazione dell'accordo

  • art. 55 ter d.lgs. n. 165/2001

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Rende facoltativa la sospensione del procedimento disciplinare in presenza di procedimento penale, riconoscendo l'autonomia del procedimento disciplinare rispetto a quello penale; la norma è imperativa e non derogabile da contrattazione collettiva o privata

  • art. 55, comma 1 d.lgs. n. 165/2001

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Collegato all'art. 55 ter, è richiamato per affermare la natura imperativa della disciplina sulla sospensione e la sua rilevanza rispetto alla negoziazione

  • art. 1339 cod. civ.

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Richiamato in relazione all'effetto di norme imperative in materia contrattuale (non derogabilità)

  • art. 1419 cod. civ.

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Richiamato unitamente all'art. 1339 per sottolineare l'efficacia delle norme imperative sugli atti negoziali

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    nessuna citazione testuale oltre all'articolo

    Prevede l'ulteriore contributo unificato dovuto in sede di cassazione; la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente

Massime di principio

  • Le valutazioni del giudice di merito sull'interpretazione degli atti negoziali hanno natura prettamente fattuale e in Cassazione sono sindacabili solo nei limiti del rispetto dei canoni ermeneutici e della sufficienza, logicità e coerenza della motivazione.
  • La censura in cassazione sulla interpretazione contrattuale deve indicare specificamente in quale modo è stata violata la regola ermeneutica o perché la motivazione del giudice di merito è obiettivamente deficiente o contraddittoria; non è sufficiente proporre una diversa interpretazione.
  • Il principio in claris non fit interpretatio opera solo quando la chiarezza e univocità del testo contrattuale siano pacifiche; la verifica di tale chiarezza è di merito ed esige che il giudice di merito si pronunci sulla eventuale ambiguità.
  • Nella ricostruzione della comune intenzione delle parti il giudice può e deve considerare, oltre al testo letterale, il comportamento complessivo delle parti e le circostanze contrattuali.
  • Se una clausola ammette più interpretazioni possibili e plausibili, la scelta del giudice di merito per una di esse non è di per sé sindacabile in Cassazione; il ricorrente non può lamentarsi del fatto che non sia stata adottata la sua interpretazione alternativa.
  • La regola sulla sospensione del procedimento disciplinare prevista dall'art. 55 ter d.lgs. n. 165/2001 è di natura imperativa e la facoltatività della sospensione deve essere rispettata; le parti non possono derogare a tale disciplina con accordi collettivi o individuali.
  • Il principio di conservazione (art. 1367 c.c.) implica che l'interpretazione contrattuale sia tesa a preservare l'efficacia dell'accordo quando ciò sia possibile e coerente con la comune volontà delle parti.

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