Sentenza del 23/04/2018 n. 1897 - Comm. Trib. Reg. per la Lombardia
Irpef - Cessione immobile - Presunto maggior corrispettivo - Plusvalenza - Valore ai fini dell'imposta di registro - Presunzione - Non sufficiente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa pretesa basata esclusivamente sulla coincidenza tra il valore ai fini dell'imposta di registro e il prezzo effettivo di vendita non è sufficiente. Per accertare una maggiore plusvalenza, l'Agenzia delle Entrate deve indicare e provare ulteriori elementi concreti dai quali desumere l'effettivo maggior corrispettivo. La presunzione semplice fondata sul solo valore di registro, pertanto, non può giustificare il recupero delle imposte sui redditi.
Esito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
L'Amministrazione finanziaria aveva presumibilmente determinato una plusvalenza imponibile da cessione immobiliare assumendo che il corrispettivo effettivo fosse pari al valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro. Il contribuente ha contestato tale ricostruzione, sostenendo che il solo valore rilevante per l'imposta di registro non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un maggior corrispettivo ai fini delle imposte sui redditi.
Norme richiamate
Art. 5, comma 3, decreto legislativo n. 147/2015
Per le cessioni aventi ad oggetto immobili e aziende, l'esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro.
La disposizione, avente natura di interpretazione autentica, esclude che il solo valore utilizzato per l'imposta di registro possa dimostrare automaticamente un maggior prezzo di vendita ai fini IRPEF.
La norma è richiamata nell'interpretazione autentica in relazione alla determinazione dei redditi diversi derivanti da cessioni immobiliari.
La norma è richiamata dall'art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 147/2015 tra le disposizioni la cui interpretazione non consente di presumere il maggior corrispettivo sulla base del solo valore di registro.
La determinazione della plusvalenza imponibile non può fondarsi esclusivamente sul valore accertato ai fini dell'imposta di registro, occorrendo ulteriori elementi probatori sul prezzo effettivamente percepito.
Massime di principio
- Il valore accertato o dichiarato ai fini dell'imposta di registro non coincide automaticamente con il corrispettivo effettivo rilevante ai fini IRPEF.
- Per recuperare una maggiore imposta sulla plusvalenza immobiliare, l'Agenzia delle Entrate deve fornire elementi ulteriori e concreti, come pagamenti non dichiarati, documentazione extracontabile, incongruenze bancarie o altri indizi gravi, precisi e concordanti.
- La presunzione basata esclusivamente sulla maggiore valutazione dell'immobile ai fini del registro non è sufficiente a sostenere un avviso di accertamento sui redditi.
- In caso di contestazione, occorre distinguere il valore fiscalmente rilevante per l'imposta di registro dal prezzo realmente pattuito e incassato nella compravendita.
- La regola tutela il contribuente, ma non impedisce l'accertamento di un maggior corrispettivo quando l'Amministrazione dimostri tale maggior prezzo attraverso elementi probatori autonomi rispetto al solo valore di registro.
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