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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23270/2023 del 26/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Napoli dell'08/02/2021 che aveva confermato, in varia misura, condanne pronunciate dal Tribunale di Benevento per reati tra cui usura aggravata ed estorsione aggravata, nonché aveva disposto rideterminazioni di pena e in un caso il riconoscimento di attenuanti generiche su concorde richiesta. Le censure principali sono contestazioni in punto di valutazione delle prove (soprattutto intercettazioni e dichiarazioni delle persone offese), vizio di motivazione e travisamento della prova ai sensi dell'art. 606 c.p.p. (lett. b) ed e)), deduzioni sulla violazione dell'art. 192 c.p.p. relativo al giudizio di attendibilità delle dichiarazioni, doglianze procedurali sull'ammissibilità e specificità dell'appello (per Matuozzo), contestazioni sull'applicazione di aggravanti e sul trattamento sanzionatorio, e per Balestrieri deduzioni connesse al concordato in appello e alla sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Per ciascun ricorrente la Corte ha motivato: 1) la preponderanza di questioni di merito e di valutazione della prova che non sono sindacabili in Cassazione (sindacato proibito sulla valutazione di credibilità e sul peso delle prove), con conseguente inammissibilità delle doglianze che chiedevano una diversa lettura delle intercettazioni o delle dichiarazioni; 2) l'impossibilità di dedurre in Cassazione una violazione dell'art. 192 c.p.p. come vizio di legge (essa può essere dedotta solo come vizio di motivazione ai sensi della lett. e) dell'art. 606 c.p.p., e solo se il vizio risulta dal testo del provvedimento o da atti indicati); 3) l'inammissibilità per reiterazione o per mancata devoluzione al giudice d'appello di alcune questioni; 4) per Balestrieri, la limitazione dei motivi impugnabili in Cassazione rispetto alla sentenza pronunciata a seguito di concordato in appello ex art. 599-bis c.p.p.; 5) per Matuozzo, l'appello d'appello ritenuto generico e aspecifico con conseguente inammissibilità dell'impugnazione e quindi del ricorso per Cassazione. Conseguentemente sono stati dichiarati inammissibili tutti i ricorsi e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento e ad ogni altra statuizione di legge ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    Regola i motivi di ricorso in Cassazione; la Corte ribadisce che molte doglianze erano inammissibili perché attaccavano valutazioni di merito (credibilità, peso delle prove) non sindacabili, e che le violazioni di legge devono essere specificamente dedotte secondo le lettere previste (b, c, e).

  • art. 192 c.p.p.

    La violazione delle regole di valutazione delle dichiarazioni rese ai sensi dell'art. 192 non è suscettibile di autonoma deduzione come vizio di legge in Cassazione; può assumere rilievo solo come vizio di motivazione ai sensi della lett. e) dell'art. 606 c.p.p., e solo se il vizio risulta dal testo della sentenza o da atti specificamente indicati.

  • art. 599-bis c.p.p.

    Regola il concordato in appello; la Corte sottolinea che, nelle sentenze pronunciate a seguito di concordato, il ricorso per Cassazione è ammesso solo su specifici profili (formazione della volontà di concordare, consenso del PM, contenuto difforme della pronuncia) e non sulle doglianze rinunciate.

  • art. 591 e art. 581 c.p.p.

    Principi sull'ammissibilità dell'appello: l'atto di appello deve essere specifico e confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata; appelli generici o aspecifici possono essere dichiarati inammissibili e ciò preclude l'esercizio del ricorso per Cassazione.

  • art. 125 c.p.p.

    Obbligo di motivazione delle decisioni: la Corte rileva che sebbene la motivazione debba essere adeguata, il giudice non è obbligato a replicare punto per punto ogni deduzione difensiva quando il rigetto risulta dalla struttura complessiva della decisione.

  • art. 210 c.p.p.

    Norma sulla qualificazione delle dichiarazioni di alcune persone offese/testimoni; la Corte richiede che, se si censura l'attendibilità di tali dichiarazioni, la critica non possa limitarsi a questioni di fatto ma debba evidenziare manifeste contraddizioni nella motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese del procedimento: la Corte ha disposto la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e ha rilevato profili di colpa nella proposizione dei ricorsi.

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammesso un sindacato libero sulle valutazioni di fatto e di credibilità: le contestazioni che mirano a ottenere una diversa ponderazione delle prove sono inammissibili salvo che emergano contraddizioni manifeste nella motivazione.
  • La presunta violazione dell'art. 192 c.p.p. (valutazione delle dichiarazioni) non può essere dedotta come vizio di legge ai sensi della lett. b) dell'art. 606 c.p.p.; se si vuol far valere, occorre inquadrarla come mancanza o illogicità della motivazione ai sensi della lett. e) e dimostrare che il vizio risulta dal testo della sentenza o da atti specifici richiamati.
  • Gli atti di impugnazione devono essere specifici e confrontarsi con le motivazioni della sentenza: appelli generici o aspecifici possono determinare l'inammissibilità dell'appello e, conseguentemente, del ricorso per Cassazione.
  • Quando la sentenza di appello è stata resa a seguito di concordato (art. 599-bis c.p.p.), i motivi che possono essere dedotti in Cassazione sono limitati; molte doglianze sulla decisione sostanziale sono inammissibili se relative a questioni rinunciate con il concordato.
  • Il giudice del merito non è tenuto a rispondere in modo analitico a ogni singola deduzione difensiva; è sufficiente che la motivazione complessiva mostri il rigetto delle censure, salvo che manchino motivazioni essenziali o vi siano contraddizioni manifeste.

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