Cassazione Penale, Sentenza n. 03779/2026 del 29/01/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere applicata al ricorrente per partecipazione a un'associazione dedita a reati contro il patrimonio (ricettazione e riciclaggio di autovetture e reati connessi). Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in ordine all'attualità delle esigenze cautelari, contestando la valutazione del pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione: sosteneva che l'ordinanza fosse contraddittoria perché aveva escluso l'attualità delle esigenze cautelari per alcuni coindagati valorizzando il tempo trascorso dai fatti, mentre invece per lui riconosceva il rischio di recidiva nonostante i reati a lui contestati risalissero a ottobre/novembre 2022 e i precedenti penali fossero datati e di diversa natura; inoltre evidenziava che la sua attività lavorativa regolare avrebbe dovuto essere considerata elemento mitigante.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifestata infondatezza. La Corte ha ritenuto che il GIP e il Tribunale avessero adeguatamente motivato la sussistenza del pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio, richiamando la sistematicità e l'efficienza dell'attività criminosa del sodalizio, il ruolo di rilievo attribuito a Cacace (braccio destro di Paglione), la persistente ricerca di clienti e l'intenzione di ampliare il commercio illecito. La regolare attività lavorativa del ricorrente è stata considerata non dirimente, atteso che le risorse lecite non avevano impedito la reiterazione. La Corte ha inoltre rilevato che il GIP aveva già sostituito la misura della custodia in carcere con gli arresti domiciliari (dal 2/12/2025), attenuando le esigenze cautelari, il che rende prive di concreto interesse le censure relative alla custodia in carcere. Per questi motivi il ricorso è stato respinto, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Disciplinata la trattazione in camera di consiglio in mancanza di richiesta di trattazione orale; utilizzato per procedere alla decisione senza la presenza delle parti quando non è stata richiesta l'udienza orale nei termini.
art. 611 c.p.p., co. 1-bis e ss.
art. 611 co. 1 bis e ss. C.p.p.
Norme sul procedimento per il riesame e sul rito di trattazione che consentono la decisione in camera di consiglio e che sono state richiamate per la regolarità della trattazione del ricorso senza udienza pubblica.
Massime di principio
- La sussistenza dell'attualità del pericolo di reiterazione va valutata prognosticamente sulla base di elementi concreti: ruolo nell'organizzazione, sistematicità dell'attività criminale, iniziative volte ad agevolare e ampliare il commercio illecito.
- Il fatto che l'indagato svolga un'attività lavorativa regolare non esclude di per sé il pericolo di reiterazione se le condotte illecite sono sistematiche e non occasionali.
- Differenze di trattamento cautelare tra coindagati possono essere giustificate dalle diverse posizioni, ruoli e grado di inserimento nell'associazione, e non configurano automaticamente contraddittorietà dell'ordinanza.
- La dimostrazione di precedenti penali o di inefficacia di misure alternative può rafforzare la valutazione di pericolosità personale e giustificare misure cautelari più severe.
- Se la misura cautelare iniziale viene successivamente attenuata (es. custodia in carcere sostituita con arresti domiciliari), le censure relative alla misura originaria possono perdere rilevanza pratica nella valutazione del ricorso.
- Un ricorso reputato manifestamente infondato può essere dichiarato inammissibile e comportare condanna alle spese e a somme a favore della cassa delle ammende.
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