Cassazione Penale, Sentenza n. 41590/2025 del 29/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione avverso la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990; il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per non aver escluso il vincolo della continuazione tra più cessioni di stupefacente consumate nell'arco di circa trentacinque minuti e in un medesimo contesto spazio-temporale, sostenendo che le condotte dovevano essere ritenute unitarie
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'appello che ha escluso l'unitarietà delle condotte sulla base della distanza temporale tra le cessioni e della diversità degli acquirenti e dei quantitativi ceduti. È stato richiamato il principio secondo cui le diverse condotte previste dall'art. 73 T.U. stupefacenti perdono la loro individualità e si assorbono solo se manifestazione di disposizione della medesima sostanza poste contestualmente o senza apprezzabile soluzione di continuità; tali condizioni non sussistevano nel caso di specie. Condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese processuali. Sentenza resa il 5 novembre 2025.
Norme richiamate
art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 (Testo unico stupefacenti)
La norma incrimina le cessioni di sostanze stupefacenti; la Corte ha interpretato che le singole cessioni mantengono la loro individualità salvo che costituiscano manifestazione, senza apprezzabile soluzione di continuità, della dismissione della medesima sostanza (ipotesi di assorbimento/continuazione)
Cass. Sez. 3, n. 23759 del 10/02/2023 (El Khaddach, Rv. 284666)
Precedente richiamato per affermare che anche quando vi sia identità dell'oggetto materiale, la mancanza di contiguità temporale tra condotte (es. detenzione e successive cessioni) può escludere il concorso apparente e la continuazione
Massime di principio
- La continuazione tra più cessioni di droga richiede la mancanza di "apprezzabile soluzione di continuità" nello spazio-tempo e la manifesta dismissione della medesima sostanza; tempi brevi non sono automaticamente sufficienti.
- Fattori rilevanti per escludere o ammettere la continuazione: contiguità temporale effettiva, contiguità spaziale, identità della sostanza, stessa disponibilità materiale, medesimo fine e modalità operative; diversità di acquirenti e quantitativi tende a indicare pluralità di reati.
- Il giudice deve motivare puntualmente la valutazione sulla continuità delle condotte; una motivazione che evidenzi differenze oggettive (acquirenti, quantità, intervallo temporale) è idonea a escludere l'unitarietà.
- Se la continuazione è esclusa, le singole condotte restano autonome e possono concorrere ai fini del cumulo delle pene, anche se emerge un disegno criminoso unitario.
- In sede difensiva è utile fornire elementi che dimostrino la reale contiguità (es. stessa confezione, immediata successione, identità assoluta della sostanza) oppure contestare la valutazione probatoria su tempo e modalità per far valere la qualificazione come continuazione.
- La giurisprudenza distingue strettamente tra progetto criminoso unitario (che non basta da solo) e fattispecie materiale senza soluzione di continuità: occorre dimostrare la reale unitarietà delle operazioni materiali.
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