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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7850/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Rondinelli è stato condannato per violazione dell'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 per aver coltivato e detenuto stupefacenti: tre recipienti contenenti marijuana (258 g, 200 g, 66 g) e 60 rami di canapa indiana in essiccazione provenienti da 4 piante, per un totale di 932 grammi. L'imputato ha impugnato la sentenza sostenendo che la detenzione contestata fosse il prodotto della coltivazione (quindi assorbita come post factum non punibile) e denunciando violazioni di legge e vizio di motivazione in ordine al riconoscimento del concorso materiale tra coltivazione e detenzione; ha inoltre lamentato l'esclusione del beneficio della sospensione condizionale della pena per effetto della continuazione

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte. Richiamando le Sezioni Unite (e la giurisprudenza costituzionale), ha affermato che, se lo stupefacente detenuto è il prodotto della coltivazione operata dal medesimo coltivatore, la detenzione è assorbita nella coltivazione (fase finale non punibile). La Corte ha ritenuto che la Corte d'appello non avesse adeguatamente provato che la sostanza rinvenuta nei recipienti fosse diversa da quella delle piante e ha quindi annullato senza rinvio la statuizione di colpevolezza limitatamente al reato di detenzione illegale, rideterminando la pena complessiva in 2 anni di reclusione e 9.333,00 euro di multa (sottraendo la pena inflitta per continuazione e tenuto conto dello sconto per il rito). Ha rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna per valutare la richiesta di sospensione condizionale della pena

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma penale rilevante che sanziona coltivazione e detenzione di stupefacenti; la Corte ha applicato il principio secondo cui la detenzione del prodotto da parte del coltivatore può essere assorbita nella coltivazione quando si dimostra che si tratta della stessa sostanza derivante dalla coltivazione

  • Corte Cost. n. 109 del 2016

    Richiamata per il principio secondo cui la disponibilità del prodotto della coltivazione può essere considerata fase ordinaria e coerente della coltivazione stessa e quindi non punibile come atto autonomo

  • Sez. U. n. 12348 del 2019 (Caruso)

    Sezioni Unite che hanno chiarito il principio di assorbimento della detenzione del prodotto nella fattispecie della coltivazione quando la detenzione costituisce l'ultima fase della coltivazione praticata dal soggetto

  • Sez. 6, n. 22549 del 28/03/2017 (Ghitti)

    Giurisprudenza richiamata dalla Corte di appello nella quale, a fronte di decontestualizzazione della detenzione rispetto alla coltivazione (diverso tempo/luogo/ontologia), era stato ritenuto il concorso materiale; la Cassazione ha però precisato che quella pronuncia non autorizza a spostare sull'imputato l'onere di provare l'identità delle sostanze

Massime di principio

  • Onere della prova: la Pubblica Accusa deve dimostrare che la sostanza detenuta non è il prodotto della coltivazione del medesimo; non è ammissibile presumere la diversità e imporre sull'imputato l'onere di prova liberatorio
  • Assorbimento: se la detenzione è effettivamente la fase finale della coltivazione operata dallo stesso soggetto, la detenzione va considerata 'post factum' assorbita nella coltivazione e non punibile come reato autonomo
  • Distinzione fattispecie: solo quando le azioni sono distintamente decontestualizzate (diverso luogo, tempo, origine della sostanza o diversa modalità ontologica) può configurarsi un concorso materiale tra coltivazione e detenzione
  • Valutazione probatoria: in dubio si deve favorire l'assorbimento; i giudici di merito devono motivare con precisione sulla diversa provenienza della sostanza se intendono ritenere reato autonomo di detenzione
  • Conseguenze processuali: l'annullamento della contestazione di detenzione incide sul calcolo della pena complessiva e può riaprire la valutazione di benefici soggettivi (es. sospensione condizionale)
  • Pratica difensiva: in casi simili il difensore deve chiedere che la Procura provi la non identità delle sostanze e argomentare l'unicità del contesto (spazio/tempo) per ottenere l'assorbimento

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