Cassazione Penale, Sentenza n. 7116/2025 del 20/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere disposta nei confronti del ricorrente arrestato ai fini estradizionali. Il difensore censurava la valutazione del pericolo di fuga sostenendo l'esistenza di elementi idonei a escludere il pericolo: domicilio ad Abbiategrasso, prossima acquisizione di un'abitazione, attività lavorativa regolare, convivenza con una ragazza italiana e imminente paternità. Il provvedimento resisteva in ragione di un mandato di cattura internazionale per l'esecuzione di una sentenza di condanna all'ergastolo emessa dalla Criminal Court of Asyut (Egitto) il 25/05/2015 per un omicidio commesso il 24/04/2014.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza dell'interesse a ricorrere: la Corte di appello di Milano, con ordinanza del 23/12/2024, aveva revocato la misura della custodia cautelare e ordinato l'immediata liberazione del ricorrente, eliminando l'interesse concreto e attuale alla decisione. In conseguenza non è disposta alcuna condanna alle spese o sanzione pecuniaria a carico del ricorrente. Il Pubblico Ministero aveva chiesto l'inammissibilità.
Norme richiamate
art. 568, comma quarto, cod. proc. pen.
art. 568, comma quarto, cod. proc. pen.
Per proporre ricorso è necessario un interesse concreto ed attuale che persista fino alla decisione; se tale interesse viene meno sopravviene inammissibilità del ricorso.
Sez. U., n. 20 del 09/10/1996, Vitale
Sez. U., n. 20 del 09/10/1996, Vitale, Rv. 206169
Giurisprudenza di legittimità che conferma la regola secondo cui l'interesse all'impugnazione deve essere concreto e attuale e valutato in relazione all'idoneità dell'esito del giudizio ad eliminare la situazione pregiudizievole.
Sez. 2, n. 4974 del 17/01/2017, D'Aversa
Sez. 2, n. 4974 del 17/01/2017, D'Aversa, Rv. 268990
Ulteriore conferma del principio sulla necessità della persistenza dell'interesse fino alla decisione per la legittimazione a ricorrere.
Sez. U., n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta e altro
Sez. U., n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta e altro, Rv. 208166
Principio consolidato secondo cui la sopravvenuta carenza di interesse non configura soccombenza e non comporta condanna alle spese o sanzioni pecuniarie.
Massime di principio
- Se la misura contestata viene revocata prima della decisione della Corte di Cassazione, il ricorso per cassazione diventa inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: l'interesse all'impugnazione deve essere concreto e perdurare fino alla decisione.
- In materia cautelare l'ammissibilità del ricorso va valutata in riferimento all'idoneità dell'esito finale del giudizio ad eliminare la situazione pregiudizievole: se l'evento de facto (es. revoca della custodia) elimina il pregiudizio, il ricorso perde oggetto.
- La rimozione dell'interesse non determina automaticamente una condanna alle spese o sanzioni: la giurisprudenza stabilisce che l'inammissibilità per sopravvenuta carenza d'interesse non comporta soccombenza e quindi non impone condanna alle spese o pagamento alla cassa delle ammende.
- Nelle impugnazioni cautelari, per contrastare la valutazione del pericolo di fuga è importante documentare elementi stabili e concreti (domicilio, rapporti familiari, lavoro, vincoli economici e patrimoniali); tuttavia, la presenza di un mandato di cattura internazionale per reati gravi può ridurre l'efficacia di tali argomentazioni agli occhi del giudice.
- Il difensore deve monitorare costantemente l'evoluzione del procedimento: se sopravvengono provvedimenti favorevoli al cliente (es. revoca della misura) è opportuno valutare il ritiro del ricorso o la sua conversione in altre azioni utili, poiché proseguire un ricorso divenuto privo di interesse può essere inefficace.
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