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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45899/2023 del 14/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Milano che aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Angelo Pisana per il reato previsto dagli artt. 73, commi 1 e 6, e 80, comma 2, del D.P.R. n. 309/1990 (traffico di sostanze stupefacenti). Il ricorrente contestava la sussistenza delle esigenze cautelari e la necessità della misura carceraria, sostenendo di essere stato coinvolto solo come conducente dell'autovettura usata per il trasporto (episodio del 18/02/2021), di non aver avuto possesso di dispositivi criptati né ruolo nei contatti telematici, e di non sussistere pericolo di fuga o di reiterazione. Proponeva gli arresti domiciliari con controllo elettronico come misura meno afflittiva idonea.

La decisione

Il ricorrente ha rinunciato al ricorso con dichiarazione del 5/10/2023 in quanto dal 1/08/2023 è sottoposto agli arresti domiciliari. Per sopravvenuta carenza di interesse la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile (ordinanza del 6/10/2023). Poiché la mancanza d'interesse è sopravvenuta per causa non imputabile al ricorrente, la Corte ha disposto che non venga pronunciata condanna al pagamento delle spese processuali né della sanzione pecuniaria.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309 del 1990, artt. 73 (commi 1 e 6) e 80 (comma 2)

    Norme che disciplinano i reati di traffico di sostanze stupefacenti e le aggravanti: l'imputazione contestava il trasporto di ingenti quantitativi di cocaina e l'applicazione delle aggravanti previste; nella decisione di inammissibilità la Corte non è entrata nel merito delle valutazioni cautelari sostanziali.

  • Giurisprudenza citata: Sez. U. n. 7 del 25/06/1997 (Chiappetta); Sez. 3, n. 8025 del 25/01/2012 (Oliverio)

    Principio secondo cui la sopravvenuta carenza d'interesse a impugnare, quando non imputabile al ricorrente, comporta inammissibilità del ricorso e generalmente esonera il ricorrente dalla condanna alle spese processuali e dalla sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • Se l'imputato ottiene, prima della decisione di merito, una misura meno afflittiva rispetto a quella impugnata (es. arresti domiciliari), il ricorso può diventare inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse.
  • L'inammissibilità per mancanza di interesse è una questione formale: non comporta una valutazione sul merito delle ragioni del ricorrente circa la fondatezza delle esigenze cautelari originarie.
  • Quando la carenza d'interesse è sopravvenuta per causa non imputabile al ricorrente, la Corte è incline a non pronunciare condanna alle spese processuali né sanzioni pecuniarie.
  • In impugnazioni contro misure cautelari è importante comunicare tempestivamente al giudice ogni cambiamento del regime cautelare e valutare la rinuncia al ricorso se la nuova misura soddisfa gli interessi del ricorrente.
  • Per ottenere la revoca o attenuazione di una misura cautelare è necessario fornire elementi concreti e specifici che contrastino i presupposti della custodia (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione); la mera funzione del veicolo nel trasporto, senza prove di partecipazione attiva o di collegamenti con organizzazioni criminali, è un argomento debole se non supportato da ulteriori elementi probatori.
  • La presenza di dispositivi criptati, contatti telematici riconducibili all'organizzazione o collegamenti con soggetti già noti aumentano la probabilità che il giudice ritenga sussistere esigenze cautelari più gravi.

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