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Cassazione Penale, Ordinanza n. 11221/2026 del 25/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello che aveva parzialmente riformato la condanna di primo grado per furto in privata dimora, commesso all'interno di un locale indicato come "ufficio" di un esercizio commerciale. In concreto, contestava la qualificazione giuridica del fatto come furto in privata dimora, sostenendo con un primo motivo vizio di motivazione e violazione di legge sulla sussistenza del requisito del luogo di privata dimora; con un secondo motivo deduceva vizio di motivazione e violazione di legge per il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno di cui all'art. 62 n. 6 c.p., ritenendo sufficiente quanto intervenuto in favore della persona offesa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non specifico, perché sostanzialmente riproduttivo delle doglianze già formulate in appello e già disattese, e comunque manifestamente infondato, poiché la Corte territoriale aveva correttamente qualificato l'ufficio come luogo di privata dimora, valorizzando la separazione dal locale commerciale, la riservatezza dello spazio, la presenza di effetti personali della persona offesa e il conseguente ius excludendi alios. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il secondo motivo, affermando che la circostanza attenuante del risarcimento del danno presuppone una riparazione integrale e che la verifica della corrispondenza tra quanto versato e il danno spetta al giudice di merito. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624-bis c.p.

    Il furto commesso in un locale qualificabile come luogo di privata dimora integra il reato; la nozione va ricostruita in base ai requisiti di riservatezza, stabilità del rapporto con il luogo e non accessibilità ai terzi senza consenso.

  • art. 62 n. 6 c.p.

    L'attenuante del risarcimento del danno richiede una riparazione integrale, comprensiva di tutti gli effetti dannosi; la sufficienza della transazione o della soddisfazione della persona offesa è rimessa alla valutazione del giudice di merito.

Massime di principio

  • Il motivo di ricorso per cassazione non è specifico quando si limita a riproporre, senza critica argomentata, le stesse doglianze già dedotte e respinte in appello.
  • La qualificazione di un ambiente come luogo di privata dimora non dipende dalla sola denominazione del locale, ma dalla concreta destinazione e funzionalità dello spazio: rilevano l'uso per manifestazioni della vita privata o professionale, una relazione stabile con il luogo e l'inaccessibilità ai terzi senza consenso.
  • Un ufficio separato dall'esercizio commerciale, nel quale la persona offesa conservi effetti personali e rispetto al quale mantenga uno ius excludendi alios, può integrare luogo di privata dimora ai fini dell'art. 624-bis c.p.
  • L'attenuante del risarcimento del danno postula un ristoro integrale del pregiudizio; il giudice può escluderla con motivazione adeguata quando ritenga che la somma corrisposta non copra l'intero danno o i suoi effetti.
  • In sede di legittimità, il giudizio sulla configurabilità delle attenuanti e sulla qualificazione del luogo offeso è sindacabile solo nei limiti del vizio motivazionale e della violazione di legge, non per una rivalutazione del merito istruttorio.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioniCircostanze del reato
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleParte generale
IstitutiInutilizzabilità della prova

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