Cassazione Penale, Sentenza n. 17137/2024 del 24/04/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma parziale delle condanne in appello per reati di bancarotta distrattiva patrimoniale (capi 1-d, 1-h, 1-i) e attribuzione del ruolo di amministratore di fatto. Venivano dedotti: vizi di motivazione per mancato confronto puntuale con la consulenza tecnica di parte e con le prove a discarico; omessa nomina di consulente tecnico d'ufficio nonostante questioni tecniche rilevanti; travisamento delle prove relative alla natura delle operazioni (acquisizioni e pagamenti contestati); erronea qualificazione del ricorrente come amministratore di fatto; e criticità nella valorizzazione dell'aggravante di cui all'art. 219 L. fall. e nel diniego delle circostanze attenuanti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato manifestamente infondato il secondo motivo (nessuna trasformazione della fattispecie imputata). Ha invece accolto i primi e terzi motivi, ritenendo che la motivazione della sentenza impugnata non abbia svolto un confronto analitico e puntuale con le critiche tecniche e probatorie sollevate in appello, e che la qualificazione del ruolo di "amministratore di fatto" non sia stata adeguatamente argomentata rispetto agli elementi prodotti. Per tali ragioni la Corte di Cassazione ha annullato la decisione impugnata nei punti interessati (con rinvio per nuovo esame da parte del giudice di merito), assorbendo i motivi quarto e quinto in relazione all'esito del riesame. La richiesta del Procuratore Generale di dichiarare il ricorso inammissibile non è stata accolta nella parte di merito favorevole al ricorrente.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Limiti di estensione del ricorso per cassazione e rispetto dei termini di impugnazione; usato per inquadrare l'ambito del ricorso e la portata dei motivi.
Principio di correlazione tra accusa e sentenza; la Corte ha richiamato che la trasformazione della fattispecie incriminatrice sussiste solo in caso di eterogeneità sostanziale, e ha ritenuto il motivo relativo manifestamente infondato.
art. 597, comma 2, lett. b), cod. proc. pen.
Poteri decisori del giudice dell'impugnazione: obbligo di affrontare specificamente le critiche dell'appello con grado di analiticità proporzionato; la Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia ottemperato a tale obbligo.
art. 219, primo comma, legge fallimentare
Circostanza aggravante per lesione grave del patrimonio sociale/creditori: contestata la valorizzazione dell'entità delle distrazioni senza adeguata istruttoria sul concreto pregiudizio ai creditori.
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n.137 (conv. L. 18/12/2020, n.176)
Norma richiamata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale in Cassazione; procedimento amministrativo processuale osservato.
Massime di principio
- Il giudice d'appello, quando è chiamato a decidere su motivi specifici di impugnazione, è obbligato a confrontarsi analiticamente con le critiche tecniche e probatorie svolte dalla parte: argomentazioni generiche o assertive possono portare all'annullamento con rinvio.
- Se le questioni tecniche emergono con chiarezza (ad es. valutazione di valori aziendali, congruità di corrispettivi, esistenza di prestazioni), il giudice d'appello deve motivare puntualmente l'esclusione di una consulenza tecnica d'ufficio; in mancanza, la decisione può essere viziata per carenza di istruttoria tecnica.
- L'attribuzione della qualifica di "amministratore di fatto" richiede prova di inserimento organico e continuativo nelle funzioni direttive della società: la mera procura, la gestione episodica di rapporti o la gestione contabile non sono automaticamente decisive senza elementi significativi e correlati.
- La ricostruzione del dolo nelle bancarotte per distrazione si fonda su "indici di fraudolenza" (condizione patrimoniale, scelte gestionali anomale, cointeressi, sproporzione dei corrispettivi): il giudice deve illustrare in concreto quali indici sono ritenuti determinanti e perché.
- L'articolazione di aggravanti e attenuanti richiede una valutazione motivata del danno ai creditori e delle prove della percezione di utilità personale: affermazioni non supportate da prova non possono giustificare il diniego delle attenuanti o l'applicazione dell'aggravante.
- La Corte di legittimità non riesamina i fatti se adeguatamente motivati, ma annulla e rinvia quando la motivazione di merito è carente sotto il profilo del confronto critico con i rilievi difensivi; il giudice del rinvio valuta nuovamente in piena autonomia, nel rispetto dei criteri indicati dalla Cassazione.
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