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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34650/2025 del 23/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Sassari dell'8/05/2025 che aveva accolto il reclamo del detenuto e concesso un permesso premio di dieci giorni da scontare agli arresti domiciliari a Catania, con divieto di incontrare o avere contatti con persone pregiudicate. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 4-bis e 30-ter dell'ordinamento penitenziario, lamentando l'insufficienza degli approfondimenti e del percorso giustificativo posti a base della concessione del beneficio.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte ha respinto anche la richiesta preliminare di dichiarare il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse in ragione del fatto che il detenuto aveva già fruito del permesso, ritenendo che la fruizione materiale non elimini l'interesse al controllo della correttezza, adeguatezza e legittimità della decisione. Sul merito la Corte ha ritenuto sufficientemente motivato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza, che si era basato su elementi probatori (informazioni della Stazione Carabinieri, valutazioni favorevoli dell'area educativa, percorso trattamentale positivo e permessi precedenti senza criticità) e quindi non ha ravvisato violazioni degli artt. 4-bis e 30-ter. Non è stata disposta condanna alle spese in favore della parte pubblica.

Norme richiamate

  • art. 30-ter ord. pen. (permesso premio)

    Il permesso premio è ricondotto a parte essenziale del trattamento rieducativo e all'accesso progressivo ai benefici penitenziari; la concessione è subordinata a regolare condotta e assenza di pericolosità sociale. La corte ha ritenuto che, anche se il permesso è già stato fruito, resta interesse a verificare la correttezza e completezza della valutazione che ha portato alla concessione.

  • art. 4-bis ord. pen. (regime per detenuti appartenenti ad associazioni di tipo mafioso o assimilate)

    La norma incide sull'accesso a benefici penitenziari per detenuti sottoposti al regime di cui all'art. 41-bis (cd. 4-bis) e richiede adeguata valutazione della pericolosità sociale. Nel caso la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia valutato correttamente gli elementi relativi alla pericolosità e ai precedenti, fornendo motivazione adeguata.

  • giurisprudenza citata (Sez. 1, n. 435 del 29/11/2023; Sez. 1, n. 5505 del 11/10/2016)

    Richiamata la giurisprudenza che afferma come la valutazione ai fini dei benefici penitenziari non esaurisca i suoi effetti nel singolo provvedimento e che la revisione critica del percorso del detenuto resta rilevante anche dopo la fruizione del beneficio.

Massime di principio

  • La fruizione materiale di un permesso premio non fa automaticamente venir meno l'interesse del pubblico ministero o di chi impugna a ottenere il controllo giudiziario sulla legittimità e adeguatezza della decisione che ha concesso il beneficio.
  • I permessi premio sono considerati parte essenziale del trattamento rieducativo e la loro concessione richiede una motivazione che valuti documento per documento la condotta del detenuto, le risultanze investigative e i pareri dell'area educativa; motivazione coerente e fondata su elementi probatori concreti è generalmente ritenuta sufficiente in sede di sindacato giurisdizionale.
  • Le deduzioni di violazione dell'art. 4-bis devono dimostrare che la valutazione della pericolosità sociale è stata omessa o manifestamente inadequata; se il giudice di sorveglianza ha espresso valutazioni ancorate a elementi concreti (relazioni, pareri, precedenti permessi senza criticità), il ricorso tende a essere rigettato.
  • La richiesta di dichiarare il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse va valutata con attenzione: l'esecuzione del provvedimento impugnato non impedisce automaticamente il controllo della legittimità degli atti, soprattutto quando la questione attiene ad aspetti valutativi rilevanti per futuri benefici o per la tutela di principi generali.
  • L'impugnazione proposta da organi pubblici non implica automaticamente condanna alle spese se il ricorso viene rigettato; la valutazione delle spese può essere influenzata dalla natura pubblica della parte che promuove il gravame.

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