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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10411/2023 del 13/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto istanza di revisione ai sensi dell'art. 630, lett. c) c.p.p., deducendo l'esistenza di prova nuova costituita da una consulenza tecnica che, a suo avviso, dimostrerebbe che la modifica al regolamento edilizio/PRG era orientata a soddisfare un interesse generale e non un interesse personale. Lamentava travisamento della prova e sosteneva che la consulenza dimostrava che la variazione urbanistica poteva beneficiare una pluralità di soggetti e non solo lui, quindi sarebbe venuto meno l'elemento dell'ingusto vantaggio/danno su cui si fondò la condanna per abuso d'ufficio per non essersi astenuto nella commissione comunale

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la consulenza allegata non costituisse una prova nuova idonea a mutare in termini di ragionevole sicurezza il giudizio di responsabilità penale già formato: si trattava di un parere tecnico redatto su una realtà territoriale modificata nel corso di oltre un decennio, di natura esplorativa e priva di una metodologia innovativa capace di incidere sui fatti accertati con forza di giudicato. La Corte ha inoltre ribadito che il dovere di astensione sussiste anche in relazione a provvedimenti di carattere generale quando vi sia una correlazione immediata e diretta tra la delibera e interessi specifici dell'amministratore: nel caso, la deroga alle distanze aveva avuto ricaduta immediata e diretta sulla causa civile che l'imputato aveva poi vinto in appello. Per questi motivi la consulenza non è risultata decisiva. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese delle parti civili per questo giudizio

Norme richiamate

  • codice di procedura penale, art. 630, lett. c)

    Disciplina la revisione per nuove prove; la Corte ricorda che la prova nuova può comprendere anche perizie non disponibili nel giudizio precedente, ma deve essere tale da rimettere in dubbio in termini di ragionevole sicurezza la responsabilità penale già accertata

  • codice di procedura penale, art. 634

    Prevede l'inammissibilità dell'istanza di revisione quando le prove nuove non risultano idonee a determinare l'effetto demolitorio richiesto; la Corte ha applicato tale criterio per escludere l'ammissibilità

  • Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUEL)

    Richiamato in ordine al dovere di astensione degli amministratori pubblici; la Corte afferma che l'obbligo di astensione sussiste a prescindere dalla presenza di una disciplina puntuale se è ravvisabile conflitto di interessi personale

  • Norme di attuazione del Piano Regolatore Generale, art. 23, comma 7 (richiamato)

    La modifica normativa oggetto di contestazione è stata valutata quanto alla portata e agli effetti sul territorio; la Corte ha ritenuto che, benché la norma possa avere carattere generale, nel caso concreto la deroga ha avuto efficacia immediata e diretta sulla situazione personale del ricorrente

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000 (richiamata)

    Richiamo giurisprudenziale utilizzato in relazione alla valutazione delle spese e delle ammissioni; la Corte ha ritenuto non sussistenti ragioni di esonero dalla sanzione pecuniaria prevista per istanze infondate

Massime di principio

  • Una consulenza tecnica o perizia presentata come prova nuova per la revisione deve introdurre un dato fattuale o metodologico non disponibile nei precedenti giudizi e idoneo, in termini di ragionevole sicurezza, a ribaltare il giudicato; valutazioni interpretative o perizie esplorative su assetti territoriali successivamente modificati sono generalmente insufficienti
  • Il dovere di astensione del pubblico amministratore può sussistere anche con riferimento a provvedimenti di carattere generale quando vi sia una correlazione immediata e diretta tra la delibera e interessi specifici dell'amministratore o dei suoi congiunti; la natura generale della delibera non esclude automaticamente la rilevanza penale della mancata astensione
  • In sede di revisione il giudice effettua un controllo sommario ma non meramente formale della prova nuova: deve verificare la non decisività, l'incongruenza o la incapacitá della prova di scalfire il compendio probatorio originario
  • Se la presunta prova nuova riguarda fatti o assetti sopravvenuti rispetto all'epoca del reato (es. modifiche urbanistiche avvenute molti anni dopo), essa difficilmente potrà incidere sulla responsabilità penale fondata su situazioni temporali antecedenti
  • Le doglianze relative a presunti travisamenti della prova già valutata nel giudizio di merito sono, di norma, rimediabili con i mezzi ordinari di impugnazione; non sempre costituiscono materialmente 'prova nuova' ai fini della revisione

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