Sentenza n. 2841/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5
per l’ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V n. 5766/2025, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia di Roma Capitale nell'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato n. 5766/2025, che aveva annullato il diniego dell'occupazione di suolo pubblico imponendo il riesame dell'istanza
Esito
Favorevole al ricorrente (operatore commerciale)
Prevale il privato
La controversia
La società ha proposto ricorso per l'ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato n. 5766/2025, deducendo che tale pronuncia aveva annullato il diniego relativo a un'istanza di occupazione di suolo pubblico e imposto al Comune il riesame della domanda. La sentenza da eseguire aveva accertato la carenza di istruttoria e di motivazione del diniego, rilevando l'assenza di una comparazione tra gli stalli esistenti e quelli sottratti, di dati sul numero e sull'utilizzo degli stalli e di elementi tecnici sull'impatto dell'occupazione sulla viabilità veicolare e pedonale. Secondo la ricorrente, il Comune era rimasto totalmente inerte, omettendo di rieditare il potere nel rispetto delle statuizioni conformative della pronuncia.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso per ottemperanza, ritenendo che la totale inerzia di Roma Capitale costituisse evidente inottemperanza alla sentenza n. 5766/2025. Il Collegio ha precisato che la portata del giudicato deve essere ricostruita considerando congiuntamente dispositivo e motivazione, in rapporto alla causa petendi e al tipo di potere amministrativo esercitato. Ha inoltre distinto tra effetto conformativo pieno, che vincola l'amministrazione anche quanto al contenuto dell'azione successiva, ed effetto conformativo strumentale, proprio delle pronunce che annullano l'atto per vizi formali o per difetto di motivazione: in tale ipotesi l'amministrazione deve eliminare il vizio e rieditare il potere, senza essere necessariamente vincolata a un esito favorevole. Nel caso concreto, il Comune è stato condannato a riesaminare l'istanza e a rieditare il proprio potere entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza, tenendo conto delle statuizioni della pronuncia da eseguire. In caso di ulteriore inerzia è stato nominato commissario ad acta il Prefetto di Roma, con facoltà di delega a un funzionario dell'U.T.G. di Roma. L'eventuale compenso del commissario è stato posto a carico del Comune. Roma Capitale è stata inoltre condannata al pagamento di 3.000 euro, oltre accessori e spese di legge, mentre le spese sono state compensate nei confronti delle amministrazioni statali intimate.
Norme richiamate
La pronuncia tratta dell'azione di ottemperanza per ottenere l'esecuzione di una sentenza amministrativa, pur senza richiamare espressamente nel testo il comma applicabile.
La decisione applica i poteri del giudice dell'ottemperanza, ordinando all'amministrazione di eseguire il giudicato entro un termine e nominando, per l'eventuale ulteriore inerzia, un commissario ad acta.
Massime di principio
- La portata del giudicato amministrativo, ai fini dell'ottemperanza, deve essere ricostruita mediante una lettura congiunta del dispositivo e della motivazione, coordinata con la causa petendi dedotta nel giudizio definito dalla pronuncia.
- L'estensione dell'effetto conformativo del giudicato dipende dalla tipologia e dal numero dei motivi accolti, dalla natura oppositiva o pretensiva dell'interesse, dalla consistenza della situazione giuridica azionata e dal carattere vincolato o discrezionale del potere amministrativo.
- Le sentenze che annullano un provvedimento per vizi formali, procedimentali o per difetto di motivazione producono, di regola, un effetto conformativo strumentale: l'amministrazione deve eliminare il vizio e rieditare il potere nel rispetto dei canoni indicati dal giudice, senza che il giudicato imponga necessariamente un esito sostanziale favorevole al privato.
- La totale inerzia dell'amministrazione nell'eseguire una sentenza di annullamento che impone il riesame dell'istanza integra inottemperanza e legittima il giudice a fissare un termine per la riedizione del potere e a nominare un commissario ad acta per il caso di ulteriore inerzia.
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