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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17957/2026 del 19/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La Procura ha impugnato la sentenza del Tribunale di Udine che aveva dichiarato non doversi procedere per il reato di danneggiamento (capo 1) in quanto estinto per remissione di querela. Il motivo del ricorso è che il bene danneggiato (una plafoniera di proprietà comunale fissata al soffitto di un gazebo in occasione di una fiera) era, oltre che "esposta per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede", anche un bene destinato a "pubblico servizio" o a "pubblica utilità", con la conseguenza che il reato è procedibile d'ufficio e la remissione di querela non poteva determinare l'improcedibilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al capo 1 e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Udine per il giudizio in diversa persona fisica. La Corte ha affermato che la plafoniera, essendo di proprietà comunale e destinata a pubblico servizio o a pubblica utilità, rientra nella categoria dei beni per i quali il danneggiamento è procedibile d'ufficio; pertanto la remissione di querela richiamata dalla sentenza di merito non aveva efficacia estintiva del reato rispetto all'azione pubblica.

Norme richiamate

  • art. 635 cod. pen.

    «Nei casi previsti dal primo comma, nonché dal secondo comma, numero 1), limitatamente ai fatti commessi su cose esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, ai sensi dell'articolo 625, primo comma, numero 7), il delitto è punibile a querela della persona offesa»

    La Cassazione interpreta il comma finale come limitativo: la punibilità a querela opera solo per le ipotesi di cose "esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede"; invece i danni commessi su cose "destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità" restano procedibili d'ufficio, per cui la remissione di querela non estingue l'azione penale.

  • art. 625 cod. pen., n. 7 (richiamato)

    Richiamato per definire la categoria delle cose "esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede"; la Corte distingue questa categoria da quella dei beni destinati a pubblico servizio o pubblica utilità, che non sono soggetti alla procedibilità a querela.

  • d.lgs. n. 31/2024 (modifica art. 635)

    La modifica normativa citata è stata presa a riferimento dalla Corte per l'interpretazione testuale del comma finale dell'art. 635: la formulazione post-modifica conferma la lettura restrittiva circa l'ambito della procedibilità a querela.

Massime di principio

  • Se il bene danneggiato è "destinato a pubblico servizio" o a "pubblica utilità" (anche se di proprietà comunale e installato in occasione di eventi pubblici), il reato di danneggiamento è procedibile d'ufficio: la remissione di querela non estingue l'azione penale.
  • La procedibilità a querela prevista dall'ultimo comma dell'art. 635 cod. pen. opera soltanto "limitatamente" ai casi di beni "esposti per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede"; tali categorie non devono essere confuse con i beni destinati a pubblico servizio/utilità.
  • In presenza di una duplice caratterizzazione del bene (esposto al pubblico e al contempo destinato a pubblico servizio), prevale la rilevanza della destinazione al pubblico servizio/publica utilità ai fini della procedibilità d'ufficio.
  • Nei casi ambigui, è necessario che il giudice di merito valuti la natura, la proprietà e la destinazione del bene: decisioni che dichiarino l'improcedibilità sulla base di remissione di querela possono essere annullate in Cassazione se il bene è riconoscibile come destinato a pubblico servizio/utilità.
  • Procedura pratica: prima di dichiarare estinto il reato per remissione di querela, verificare sempre se il bene rientra nelle categorie che rendono il reato procedibile d'ufficio; in caso contrario il procedimento deve proseguire anche senza querela della persona offesa.

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