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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4305/2024 del 31/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Palmi che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva parzialmente annullato il provvedimento di esecuzione di pene concorrenti n. 30233/2018 R.E.S., rimuovendo il riferimento a due sentenze (GUP Tribunale di Palmi 23/01/2008 irrevocabile 08/07/2008 e Corte d'appello di Reggio Calabria 19/09/2007 irrevocabile 27/05/2008) sul presupposto che il rapporto esecutivo si fosse esaurito. Il Procuratore ha denunciato violazione di legge sostenendo che l'inserimento di quelle sentenze nel provvedimento di cumulo era obbligatorio ai sensi dell'art. 663 c.p.p., atteso che l'indulto precedentemente considerato era stato successivamente revocato, rendendo nuovamente esecutive le sentenze.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata per violazione di legge. Ha verificato che il provvedimento di esecuzione n. 30233/2018 è fondato sul principio dell'unità del rapporto esecutivo e che esso legittimamente tiene conto della revoca dell'indulto (provvedimento della Corte d'appello di Ancona 17/05/2018). Poiché l'indulto era stato precedentemente considerato nel provvedimento di cumulo n. 372/2008 relativo alle due sentenze, la revoca ne ha ripristinato l'esecutività; pertanto le sentenze dovevano restare incluse nel cumulo. Disposto inoltre l'invio della comunicazione al Procuratore generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 663 cod. proc. pen.

    La norma giustifica l'obbligo di indicare nel provvedimento di cumulo tutte le sentenze rilevanti; quando un indulto precedentemente applicato viene revocato, le relative sentenze tornano ad essere esecutive e quindi devono essere incluse nel provvedimento di esecuzione delle pene concorrenti.

  • art. 626 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'obbligo di comunicazione al Procuratore generale dell'atto di annullamento, per gli adempimenti di competenza.

Massime di principio

  • La revoca di un indulto ripristina l'esecutività delle sentenze precedentemente coperte dall'indulto: tali sentenze devono essere incluse nel provvedimento di cumulo/esecuzione.
  • Il principio dell'unità del rapporto esecutivo vale per le pene relative a reati commessi prima dell'inizio della detenzione; il giudice dell'esecuzione deve tenerne conto quando forma il cumulo.
  • Il giudice dell'esecuzione non può rimuovere dal provvedimento di cumulo sentenze che risultano ora esecutive a seguito di revoca di benefici (es. indulto), se ciò contrasta con la legge: l'errore può essere corretto in sede di impugnazione con annullamento senza rinvio quando la violazione è chiara.
  • In casi analoghi verificare sempre lo status di eventuali atti di clemenza o benefici (indulto, amnistia) e se sono stati successivamente revocati o modificati, prima di escludere sentenze dall'esecuzione.
  • Se il provvedimento di cumulo si fonda su decisioni esecutive di altri giudici (es. Corte d'appello in funzione di giudice dell'esecuzione) la loro efficacia giustifica l'inclusione delle relative sentenze.
  • Proceduralmente, dopo decisioni di annullamento rilevanti per l'azione dell'ufficio requirente, è previsto l'adempimento dell'obbligo di comunicazione al Procuratore generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.

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