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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 601/2024 del 08/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo e la confisca ex art. 240-bis c.p. di un terreno acquistato da Laura Martello nel 2005. La difesa censurava la mancata verifica del collegamento cronologico tra l'acquisto (riferito a documentazione privata del 2004) e l'attività criminosa contestata a Natale Buda dal 2005 al 2009, nonché l'erronea valutazione delle prove contrarie offerte (in particolare di una pratica assicurativa e di un indennizzo in lire ritenuto idoneo a giustificare il prezzo pagato), e l'insufficiente considerazione dei redditi effettivamente prodotti dagli opponenti.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello, che aveva evidenziato la netta sproporzione tra il patrimonio (compreso il terreno) e i redditi dichiarati e l'attività lavorativa modesta, e aveva escluso la prova certa della provenienza lecita della somma (nessuna documentazione idonea e la scrittura privata priva di data certa). La confisca è dunque confermata; i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e, ciascuno, a 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    La norma instaura una presunzione iuris tantum di illecita accumulazione patrimoniale che opera anche sui beni intestati al coniuge quando sussista sproporzione tra patrimonio e redditi/attività svolta; spettando alla pubblica accusa l'onere di provare la sproporzione, l'interessato può fornire prove specifiche e documentali per superare la presunzione (principio della "vicinanza della prova").

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma relativa all'associazione di tipo mafioso: nel caso di condanna definitiva per reati connessi all'associazione mafiosa, la confisca ex art. 240-bis può essere disposta rispetto ai beni ritenuti frutto di reimpiego di proventi illeciti.

Massime di principio

  • La presunzione ex art. 240-bis c.p. può colpire anche beni intestati al coniuge quando vi sia sproporzione tra patrimonio e redditi: l'intestazione fittizia è desumibile da tale sproporzione.
  • È onere della pubblica accusa dimostrare la sproporzione tra patrimonio e redditi; una volta provata, scatta una presunzione iuris tantum che il titolare può tentare di superare con prove concrete e documentali.
  • Per superare la presunzione occorrono elementi probatori specifici, oggettivi e datati (es. prova certa dell'indennizzo ricevuto con data e importo verificabili); documenti privi di data certa o semplici dichiarazioni testimoniali possono risultare insufficienti.
  • La prossimità temporale tra acquisto del bene e il periodo di commissione dei reati rafforza la presunzione di reimpiego di proventi illeciti; quindi acquisti effettuati nei pressi del tempus commissi delicti sono scrutinati con maggior rigore.
  • Chi si trova in una situazione analoga dovrebbe produrre prova documentale chiara e databile della provenienza lecita delle somme (es. bonifici, quietanze bancarie, sentenze di risarcimento con provvedimenti di liquidazione e pagamento documentati), nonché dimostrare la coerenza complessiva tra patrimonio e redditi dichiarati.

Testo integrale

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