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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31249/2025 del 17/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di revisione/revoca della sentenza definitiva che aveva riconosciuto a carico di Cerra la circostanza aggravante di cui all'art. 7 legge n. 203/1991 (agevolazione mafiosa) per il reato di rapina contestato al capo 12. Il ricorrente deduceva un contrasto di giudicati tra la sentenza che definitivamente aveva riconosciuto l'aggravante a Cerra e la successiva pronuncia resa in sede di rinvio nei confronti del coimputato Paolo Paone, nella quale la stessa aggravante era stata esclusa; sosteneva che tale inconciliabilità dei fatti giustificasse la revisione ai sensi dell'art. 630 lett. a) c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto che l'istanza di revisione fosse inammissibile perché le nuove allegazioni (diversa qualificazione della circostanza aggravante) non sono tali da condurre, se accertate, al proscioglimento di Cerra ai sensi dell'art. 631 c.p.p.; inoltre la Corte ha evidenziato che la circostanza aggravante è di natura soggettiva e che la Sezione penale di legittimità aveva già confermato, con motivazione, la sussistenza dell'aggravante in relazione a Cerra (sentenza n. 8136-22 del 12/11/2021), mentre l'annullamento con rinvio in relazione a Paone era dovuto a carenze motivazionali specifiche per la sua posizione. Non è stato spiegato in modo specifico e convincente perché gli accertamenti favorevoli a Paone dovessero estendersi a Cerra. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 7 legge n. 203 del 1991

    Individua la circostanza aggravante cd. 'agevolazione mafiosa'; la Corte ha richiamato la natura soggettiva di tale aggravante, richiedendo prova della finalità di favorire il sodalizio per estenderla a ciascun imputato

  • art. 630 lett. a) cod. proc. pen.

    Testo che consente la revisione per contrasto tra giudicati; la Corte ha richiamato che occorre una 'inconciliabilità' dei fatti, ma ha precisato che l'accertamento preliminare deve valutare se le allegazioni, se vere, dimostrerebbero la probabilità dell'errore giudiziario

  • art. 631 cod. proc. pen.

    Stabilisce il requisito di ammissibilità della revisione: gli elementi invocati devono essere tali da dimostrare che il condannato deve essere prosciolto (artt. 529, 530, 531 c.p.p.). La Corte ha ritenuto che le deduzioni di Cerra non soddisfavano tale requisito

  • art. 631 in combinato con artt. 529, 530, 531 cod. proc. pen.

    Perché una domanda di revisione sia ammissibile, le nuove allegazioni devono, se accertate, condurre al risultato processuale del proscioglimento ai sensi degli articoli indicati; mera modificazione della qualificazione dell'illecito o esclusione di un'aggravante non è sufficiente se non porta al proscioglimento

  • art. 629 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione ai termini e alle modalità del ricorso per cassazione; la censura era formulata anche su presunta violazione di tale disposizione ma la questione è stata ritenuta infondata sul merito della revisione

  • art. 670 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'esame preliminare dell'istanza avanti al giudice dell'esecuzione; la Corte ha richiamato il vaglio preliminare svolto sul contenuto della domanda di revisione e sul suo oggetto

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nella contestazione relativa alla valutazione del rischio di bis in idem e della identificazione del 'medesimo fatto'; la Corte ha insistito sul fatto che va verificata l'inconciliabilità dei fatti accertati e non una divergenza di mere valutazioni giuridiche

  • Costituzione e Convenzione EDU (richiami): artt. 3, 13, 24 comma 4, 25 comma 2, 27 Cost.; art. 7 CEDU; art. 111 Cost.

    Sono stati evocati argomenti di garanzie costituzionali e di principio di legalità e tutela dei diritti; la Corte non ha ritenuto che le asserite violazioni giustificassero la revisione alla luce dei requisiti di ammissibilità previsti dal codice

Massime di principio

  • La revisione per contrasto di giudicati (art. 630 lett. a) c.p.p.) è ammissibile solo se le nuove allegazioni, se accertate, possono condurre al proscioglimento dell'imputato (art. 631 c.p.p. in combinato con artt. 529-531 c.p.p.).
  • Il vaglio preliminare di ammissibilità deve concentrarsi sulla forza intrinseca delle allegazioni: se esse non dimostrano in modo plausibile la probabilità dell'errore giudiziario, la domanda può essere dichiarata inammissibile senza entrare nel merito.
  • Il 'contrasto di giudicati' va valutato rispetto ai fatti accertati: non basta una diversa qualificazione giuridica o una diversa valutazione motivazionale limitata a un coimputato per giustificare la revisione, salvo che emergano elementi che, se veri, rendano necessario il proscioglimento.
  • Le circostanze aggravanti di natura soggettiva (es. agevolazione mafiosa) richiedono una valutazione personale delle ragioni e della finalità dell'agente; le acquisizioni probatorie favorevoli o sfavorevoli a un coimputato non si estendono automaticamente ad altri senza specifica e motivata connessione
  • La pronuncia di legittimità che ha già confermato la sussistenza di una circostanza aggravante rispetto a un imputato costituisce un elemento che ostacola l'ammissibilità di una revisione fondata sulle stesse acquisizioni, a meno che non emergano nuovi elementi decisivi e specifici
  • La verifica dell'inconciliabilità tra sentenze richiede raffronto concreto dei fatti accertati e non una mera richiesta di riconsiderazione di valutazioni probatorie già effettuate: la revisione non è uno strumento per rimettere in discussione semplici divergenze di motivazione

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