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Cassazione Penale, Ordinanza n. 21195/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi confermato la condanna già pronunciata nei confronti dell'imputato per il reato contestato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali, oltre alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna di primo grado per il reato di falsità personale. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza dell'elemento soggettivo, sostenendo in sostanza che mancasse il dolo; con il secondo ha censurato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; con il terzo ha contestato la mancata esclusione della recidiva contestata. La Suprema Corte ha rilevato che la doglianza sul dolo era manifestamente infondata perché il giudice d'appello aveva correttamente applicato il principio per cui il reato richiede dolo generico e non è rilevante il fine perseguito; inoltre le risultanze processuali mostravano che l'imputato aveva consapevolmente usato carta d'identità e permesso di soggiorno per fornire un nominativo diverso dal proprio. Le censure su attenuanti generiche e recidiva sono state ritenute inammissibili perché attinenti al trattamento sanzionatorio, già sorretto da motivazione adeguata, con richiamo all'assenza di elementi positivamente valutabili e alla rilevanza dei precedenti penali, in gran parte concernenti delitti contro la pubblica fede, indicativi di una persistente proclività delinquenziale.

Norme richiamate

  • art. 495 c.p.

    Il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sull'identità o qualità personali richiede dolo generico; non assume rilievo il fine perseguito dall'autore della falsità.

  • art. 62-bis c.p.

    Le circostanze attenuanti generiche possono essere negate quando manchino elementi positivamente valutabili a favore dell'imputato, con motivazione adeguata sul trattamento sanzionatorio.

  • art. 99 c.p.

    La recidiva può essere mantenuta in considerazione delle modalità della condotta e dei precedenti penali, quando questi rivelino una proclività alla commissione di reati e la prosecuzione di un processo delinquenziale già avviato.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale sull'identità o su qualità personali, l'elemento soggettivo è integrato dal dolo generico: è sufficiente la coscienza e volontà di rendere un'attestazione non corrispondente al vero, senza che rilevi il fine ultimo perseguito.
  • Le censure di legittimità che investono attenuanti generiche e recidiva, quando la motivazione del giudice di merito sia congrua e coerente, non possono tradursi in una mera rivalutazione del trattamento sanzionatorio.
  • La recidiva può essere valorizzata non solo in presenza di precedenti penali, ma soprattutto quando essi, per natura e reiterazione, evidenzino una persistente inclinazione criminale e la continuità di un percorso delinquenziale.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, la condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende consegue automaticamente alla declaratoria di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoFalsità in atto pubblicoImpugnazioni
RamiParte generaleReati contro la fede pubblicaProcesso penale
SottomaterieFalsità materialeFalsità ideologica
IstitutiRecidiva

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