Cassazione Penale, Sentenza n. 36169/2023 del 30/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per ripetuti acquisti di cocaina finalizzati allo spaccio. Il motivo principale dedotto è il vizio di motivazione: secondo la difesa la sentenza si è fondata prevalentemente sul mero dato ponderale della sostanza sequestrata, disattendendo senza adeguata giustificazione le dichiarazioni a discarico di testi che sostenevano che gli acquisti fossero effettuati per conto di un gruppo di consumatori e destinati a consumo comune. Inoltre la difesa ha richiamato la diversa sorte processuale di un altro indagato (D'Elia), assolto, e l'assoluzione del Califano dal reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo che tali elementi indicano una destinazione all'uso personale della sostanza acquistata.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto congrua e logicamente motivata la valutazione dei giudici di merito: benché non vi fossero fonti dirette che provassero la destinazione alla vendita, la corte ha desunto la destinazione alla rivendita da una pluralità di elementi indiziari. Tra questi la consistente quantità di cocaina acquistata e l'entità economica necessaria, le particolari modalità di pagamento (acquisti 'a credito' e successivo saldo, compatibile con una precedente rivendita), il rapporto diretto del Califano con un soggetto (Greco Vincenzo) che controllava la piazza di spaccio e le dichiarazioni accusatorie concordanti di altri testi (figlia e convivente). Le dichiarazioni dei testi a discarico sono state ritenute generiche e contraddette dalle modalità di pagamento rilevate. La differente decisione sul conto di D'Elia è stata considerata irrilevante in assenza di identità del quadro probatorio; l'assoluzione dal reato associativo non esclude la possibilità che l'imputato acquistasse per rivendere. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
visto l'art. 616 cod. proc. pen.
Norma impiegata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; la Corte l'ha applicata come conseguenza dell'infondatezza del ricorso.
Massime di principio
- In materia di stupefacenti, l'assenza di prove dirette di destinazione alla vendita può essere compensata da un insieme di elementi indiziari (quantitativo di droga, modalità di pagamento, rapporti con fornitori) che rendono plausibile la destinazione allo spaccio.
- La mera quantità elevata di stupefacente, se collegata ad altri indici (esborso economico, pagamenti differiti, contatti con soggetti noti al mercato), può giustificare una valutazione di finalità commerciale anziché di uso personale.
- Le dichiarazioni a discarico devono essere valutate nel loro dettaglio; affermazioni generiche o contraddette da elementi concreti (es. tempi e modalità di pagamento) possono essere ritenute inattendibili.
- La diversa sorte processuale di coimputati non è di per sé decisiva: la valutazione deve basarsi sul quadro probatorio proprio di ciascun imputato e sulla identità o meno delle posizioni istruttorie.
- L'assoluzione da una specifica imputazione (es. associazione) non esclude automaticamente che l'imputato possa compiere altri reati (es. acquisto per rivendita); occorre valutare separatamente le prove relative a ciascuna fattispecie.
- In Cassazione il controllo si limita alla verifica di manifesta illogicità o vizio motivazionale grave: valutazioni di fatto e di credibilità dei testimoni, se logicamente motivate, sono difficilmente sindacabili in questa sede.
Testo integrale
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