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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13912/2026 del 16/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha dichiarato insussistente il conflitto di competenza ai sensi dell'art. 29 c.p.p., ritenendo che la successiva adozione del provvedimento autorizzatorio da parte del Tribunale monocratico di Torre Annunziata avesse superato la stasi procedimentale e quindi fatto venir meno il conflitto negativo. Perciò ha disposto la cessazione del conflitto e la restituzione degli atti al Magistrato di Sorveglianza di Napoli.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Era stato sollevato un conflitto negativo di competenza in relazione all'istanza del condannato Antonio Coppola, che aveva richiesto autorizzazione ad allontanarsi dalla Regione per motivi di studio durante l'esecuzione della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Il Magistrato di Sorveglianza di Napoli aveva ritenuto che la competenza fosse del giudice che aveva applicato la pena e, dopo un primo decreto del Tribunale monocratico (8/9/2025) che trasmetteva l'istanza al Magistrato, aveva sollevato conflitto perché il Tribunale non aveva provveduto. Tuttavia il medesimo Giudice monocratico ha poi emesso un provvedimento autorizzatorio il 3/10/2025.

Norme richiamate

  • art. 661, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Richiamato per sottolineare la disciplina relativa all'esecuzione delle misure sostitutive; indicato nel contesto della valutazione della competenza per l'esecuzione del lavoro di pubblica utilità

  • art. 64, comma secondo, legge n. 689 del 1981, come sostituito dall'art. 71, comma 1, lett. n) del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    «Le prescrizioni imposte con la sentenza che applica il lavoro di pubblica utilità, su istanza del condannato da inoltrare tramite l'ufficio di esecuzione penale esterna, possono essere modificate per comprovati motivi dal giudice che ha applicato la pena sostitutiva, il quale provvede a norma dell'art. 667, comma 4, del codice di procedura penale»

    La norma è stata interpretata come assegnazione al giudice che ha applicato la pena della competenza a modificare le prescrizioni del lavoro di pubblica utilità; costituisce base della contestazione sulla competente autorità giudicante

  • art. 28 e ss. cod. proc. pen. (conflitti di competenza)

    Richiamati per la disciplina generale dei conflitti di competenza (positivo/negativo) e per la procedura di soluzione; utilizzati per inquadrare il conflitto sollevato tra Magistrato di Sorveglianza e Tribunale

  • art. 29 cod. proc. pen.

    Applicato per affermare che i conflitti previsti dall'art. 28 cessano se uno dei giudici coinvolti adotta un provvedimento che dichiari la propria competenza o incompetenza; nel caso deciso, la successiva adozione dell'atto autorizzatorio ha fatto venir meno il conflitto

  • art. 31 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alle determinazioni da assumere quando viene sollevato il conflitto e alle modalità di trasmissione degli atti alla Corte per le determinazioni competenti

  • art. 127, comma 9, cod. proc. pen.

    Invocato per giustificare il trattamento del conflitto senza formalità di procedura, in previsione del suo esito, consentendo decisione più rapida

  • art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato come norma procedurale cui il giudice che modifica prescrizioni deve attenersi (colllegamento con l'art. 64 L. 689/1981 come modificato)

  • Giurisprudenza citata (Sez. 1, n. 831 del 7/03/2025; Sez. 1, n. 31348 del 23/09/2020; Sez. 1, n. 37636 del 07/04/2023)

    Precedenti richiamati per definire i principi applicabili ai conflitti di competenza (es. tutela del ne bis in idem, e prevenzione della stasi procedimentale) e per coadiuvare la valutazione sulla natura e sulla cessazione del conflitto

Massime di principio

  • Se, dopo la sollevazione di un conflitto di competenza, uno dei giudici coinvolti adotta un provvedimento sulla stessa istanza, ciò può far cessare il conflitto ai sensi dell'art. 29 c.p.p.; il conflitto diventa insussistente quando la stasi procedimentale viene eliminata dalla successiva attività del giudice.
  • Nel caso di esecuzione di pene sostitutive (lavoro di pubblica utilità), la competenza a modificare le prescrizioni tende ad essere riconosciuta al giudice che ha applicato la pena, secondo l'art. 64 L. 689/1981 (come modificato), ma ciò non impedisce che il giudice possa comunque intervenire in prima istanza se provvede concretamente sull'istanza.
  • Prima di sollevare un conflitto di competenza è opportuno verificare l'assenza di provvedimenti successivi da parte del giudice inizialmente ricusato, perché un successivo atto può rendere privo di oggetto il conflitto e comportare il rigetto della domanda di conflitto.
  • Il rimedio del conflitto di competenza ha finalità pratiche (evitare stasi o duplicazioni processuali) più che la semplice enunciazione di princìpi astratti; la valutazione tiene conto della concreta incidenza sul regolare svolgimento del procedimento.
  • In situazioni analoghe è utile agire con tempestività (es. richiami a cancelleria, solleciti) e documentare ogni comunicazione: se il giudice si pronuncia, la controversia di competenza può estinguersi automaticamente.
  • La Corte di Cassazione può trattare il conflitto senza formalità procedurali straordinarie se l'esito appare prevedibile (art. 127 comma 9 c.p.p.), ma resta determinante l'accertamento della presenza di provvedimenti successivi che incidano sulla sussistenza del conflitto.

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