Cassazione Penale, Sentenza n. 41869/2024 del 13/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di condanna emessa in grado di appello (24/02/2022) che ha riformato l'assoluzione di primo grado per il duplice omicidio del 10/07/1998. Schiavone e Bidognetti deducono vizi di motivazione per aver la Corte di appello valorizzato dichiarazioni di collaboratori di giustizia contraddittorie e generiche senza adeguati riscontri esterni, non avendo poi fornito il necessario "rafforzamento" motivazionale richiesto quando si rovescia un'assoluzione; contestano inoltre la mancata concessione delle attenuanti (Schiavone, per percorso di dissociazione). Bidognetti contesta specificamente anche l'applicazione dell'aggravante della premeditazione. Zagaria deduce analoghe censure sulla valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori e sull'assenza di riscontri individualizzanti, ma il suo ricorso è tardivo.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso di Vincenzo Zagaria (presentato oltre il termine di impugnazione; la condanna era già divenuta irrevocabile) e gli ha imposto l'onere delle spese e il versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Quanto ai ricorsi di Francesco Schiavone (cl. '53) e Francesco Bidognetti, la Corte ha ritenuto i motivi fondati e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di assise di appello di Napoli per un nuovo giudizio, perché la motivazione della sentenza di appello non ha adempiuto all'obbligo di "rafforzamento" richiesto qualora si riformi un'assoluzione di primo grado: la Corte di appello non ha adeguatamente confutato le argomentazioni critiche e le specifiche ragioni che avevano portato all'assoluzione in primo grado, né ha dato conto sufficientemente analitico delle discrepanze e dei limiti dei collaboratori di giustizia valorizzati in appello.
Norme richiamate
Codice di procedura penale, art. 585
art. 585, comma 1, lett. c) e comma 2, lett. c)
Disciplina il termine per proporre ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna; la Corte ha rilevato il decorso del termine per il ricorso di Zagaria e la conseguente inammissibilità
Codice di procedura penale, art. 548
Norme sulla notificazione e comunicazione delle sentenze; usata per ricostruire le notifiche del deposito della sentenza impugnata
Codice di procedura penale, art. 533
Richiama il principio della certezza della condanna oltre ogni ragionevole dubbio, invocato nel quadro dell'obbligo del giudice di appello di motivare con particolare prudenza il ribaltamento di una assoluzione
Codice di procedura penale, art. 616
Prevede l'onere delle spese del procedimento e il pagamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; applicato al ricorso tardivo di Zagaria
Decisione Corte costituzionale n. 186/2000
sentenza n. 186 del 13/06/2000
Richiamata per l'affermazione che, in assenza di colpa nella tardività, resta comunque dovuta la declaratoria di inammissibilità e conseguenze patrimoniali previste dall'ordinamento
Massime di principio
- Quando la Corte d'appello riforma un'assoluzione di primo grado ha l'obbligo di 'rafforzare' la motivazione: deve ricostruire le linee portanti del proprio ragionamento e confutare specificamente le argomentazioni più rilevanti della sentenza precedente
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiedono un doppio vaglio: attendibilità soggettiva (credibilità del dichiarante) e attendibilità oggettiva (concordanza e riscontri esterni); contraddizioni interne o mancanza di riscontri possono inficiare l'utilizzabilità probatoria
- La valorizzazione di dichiarazioni di pentiti contrastanti tra loro impone al giudice un'analisi dettagliata delle discrasie e la ricerca di riscontri individualizzanti prima di fondare su di esse una condanna
- La tardiva proposizione del ricorso per cassazione determina l'inammissibilità e rende il giudicato formale irreversibile rispetto alle parti non tempestive, con conseguenze patrimoniali (spese e sanzioni)
- L'aggravante della premeditazione richiede elementi che dimostrino un concreto arco temporale e una pianificazione riconoscibile; la mera partecipazione a riunioni o l'organizzazione di mezzi non sempre basta senza prova della coscienza e volontà specifica
- In presenza di prove dichiarative non univoche, il principio di certezza della condanna oltre ogni ragionevole dubbio impone al giudice particolare prudenza e motivazione puntuale prima di condannare
- Se la Corte di cassazione riscontra vizi gravi di motivazione in appello, la decisione è annullabile con rinvio per un nuovo esame, non sostituendosi al giudice di merito ma imponendo una decisione che colmi le carenze indicate
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