Cassazione Penale, Sentenza n. 39673/2024 del 29/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro la conferma della condanna per detenzione di 18,5 grammi netti di hashish ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990. Due motivi: (1) nullità assoluta per acquisizione probatoria effettuata nell'udienza dell'8/2/2022 nonostante l'impedimento legittimamente prospettato del difensore; (2) vizio della motivazione per avere ritenuto che la detenzione fosse destinata allo spaccio e non all'uso personale, nonostante elementi favorevoli a quest'ultima ipotesi.
La decisione
La Cassazione rigetta il ricorso. Sulla prima censura, pur ribadendo che l'omessa partecipazione del difensore quando è legittimamente impedito genera nullità assoluta se nell'udienza sono compiuti atti rilevanti ai fini della decisione, la Corte osserva che la doglianza non è stata svolta in modo tale da confutare la valutazione del merito né di dimostrare la decisività degli atti acquisiti in quella udienza; inoltre la Corte del merito aveva fatto affidamento su altri atti (verbale di arresto e di perquisizione) presenti nel dibattimento. Sul secondo motivo, la Corte ritiene la motivazione del giudice di merito coerente e logica: quantità (pari a circa 121 dosi), confezionamento in più pezzi con dosi già pronte, denaro contante occultato, condizioni personali dell'imputata (studentessa senza reddito) e modalità di occultamento giustificano la conclusione che la detenzione fosse finalizzata allo spaccio. Viene confermata la condanna e disposto il pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5
non presente nel testo integrale, citato per riferimento
La norma viene applicata per la fattispecie di detenzione di sostanze stupefacenti; la Corte del merito valuta la destinazione allo spaccio mediante un giudizio di fatto che considera rilevanti quantità, frazionamento in dosi, modalità di occultamento e disponibilità di denaro
Giurisprudenza: Sez. 1, n. 479 del 17/11/2015, Rv. 265854
citazione testuale sintetica nel corpo della sentenza
Principio secondo cui l'omesso rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore determina nullità assoluta soltanto se nell'udienza siano stati compiuti atti processuali rilevanti e incidenti sulla decisione finale; grava sulla difesa l'onere di dimostrare la decisività di tali atti
Massime di principio
- L'impedimento legittimo del difensore, se provato, rende nulli gli atti compiuti in sua assenza solo quando tali atti siano rilevanti e abbiano incidenza sulla decisione: la nullità è assoluta ma la sua incidenza va dimostrata dalla difesa
- La difesa deve documentare tempestivamente e ripetutamente, ove necessario, l'impedimento e spiegare la rilevanza processuale degli atti acquisiti in sua assenza; in Cassazione la mancata trattazione puntuale di queste argomentazioni può determinare la reiezione del motivo
- Se le evidenze a sostegno della colpevolezza risultano comunque dagli atti irrilevanti rispetto alla udienza viziata (es. verbale di arresto, verbale di perquisizione), la sentenza non viene necessariamente travolta dalla nullità formale
- Per distinguere detenzione per uso personale da detenzione ai fini di spaccio, i fattori decisivi sono: quantità della sostanza, numero stimato di dosi, frazionamento/confezionamento in dosi pronte, modalità di occultamento, presenza di denaro contante non giustificato, profili personali (assenza di reddito compatibile con l'acquisto in quelle quantità) e contesto materiale del rinvenimento
- In sede di legittimità la Corte non riesamina liberamente le valutazioni di merito se la motivazione appare logicamente coerente; le censure devono dimostrare manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione
- In caso di rigetto del ricorso, è possibile la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali
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