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Sentenza

Sentenza n. 293/2026 - Milano, Sezione 5

per l'annullamento con il ricorso introduttivo e i motivi aggiunti del 10\9\2024: dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Settimo Milanese n. 22 del 10 aprile 2024, pubblicata sull’Albo Pretorio On-Line del Comune in data 11.04.2024 e sino al 26.04.2024, avente ad oggetto la “Disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi, delle sale VLT, delle sale scommesse e degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro”. Nonché, in quanto occorrer possa: - della deliberazione n. 47 del 26 settembre 2023 del consiglio comunale di Settimo Milanese, conosciuta solo negli estremi ma non nel contenuto; - del regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito, approvato con la deliberazione del Consiglio Comunale di Settimo Milanese n. 47 del 26 settembre 2023; - dell’allegata relazione al suddetto regolamento che analizza i dati, i rischi derivanti dal gioco, elenca gli studi e le ricerche effettuate, i possibili interventi per contenere il gioco eccessivo, non conosciuta nel contenuto; - nonché, di ogni altro atto presupposto e conseguente ai provvedimenti sopra impugnati, ancorché non conosciuto.

Giustizia amministrativa202401315

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza sindacale che disciplinava gli orari di esercizio delle sale giochi, delle sale VLT e delle sale scommesse e gli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

La società ricorrente ha impugnato, con il ricorso introduttivo e motivi aggiunti, l'ordinanza sindacale n. 22 del 10 aprile 2024, nonché, ove occorresse, gli atti presupposti costituiti dalla deliberazione consiliare e dal regolamento comunale per la prevenzione e il contrasto delle patologie e problematiche legate al gioco d'azzardo lecito, oltre agli atti connessi. Il Comune ha chiesto il rigetto del ricorso. Il testo della sentenza non espone nel dettaglio i singoli motivi di illegittimità dedotti, poiché il giudizio è stato definito per cessazione della materia del contendere.

La decisione

L'ordinanza impugnata è stata annullata in autotutela dal Comune con l'ordinanza n. 61 del 20 dicembre 2024. Poiché tale annullamento ha attribuito alla ricorrente il bene della vita perseguito mediante il giudizio, il TAR ha dichiarato, ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., la cessazione della materia del contendere. Le spese sono state compensate per accordo delle parti, con obbligo del Comune di rimborsare alla società ricorrente i contributi unificati effettivamente versati.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione annulla in autotutela l'atto impugnato e attribuisce alla parte ricorrente il bene della vita perseguito.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione annulla in autotutela l'atto impugnato e tale annullamento soddisfa integralmente l'interesse sostanziale perseguito dal ricorrente, il giudice amministrativo dichiara la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., senza pronunciarsi sui motivi di illegittimità dedotti.
  • In caso di cessazione della materia del contendere, le spese di lite possono essere compensate sulla base dell'accordo delle parti, fermo restando l'eventuale obbligo dell'amministrazione di rimborsare il contributo unificato versato dal ricorrente.

Come è indicizzato

MaterieOrdinanze contingibili e urgentiEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiEnti locali e organizzazione amministrativaProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSopravvenuta carenza di interesse

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