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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35336/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di patteggiamento per carenza di motivazione in ordine alla confisca per equivalente disposta nei confronti del legale rappresentante ai sensi dell'art. 12-bis del d.lgs. n. 74/2000, sostenendo che non sarebbe stata valutata l'impossibilita' di procedere a confisca diretta nei confronti della persona giuridica (in particolare mancanza di denaro nelle casse della societa').

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericita'. Ha ritenuto che il ricorrente non abbia fornito la compiuta prospettazione dell'esistenza di beni o denaro della persona giuridica sulla quale poter disporre la confisca diretta, limitandosi a mere ipotesi non suffragate. La Corte ha richiamato la giurisprudenza che legittima il sequestro funzionale alla confisca per equivalente qualora non vengano indicati beni della societa' successivamente al vincolo cautelare. Conseguentemente il ricorso e' dichiarato inammissibile; il ricorrente e' condannato alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 10-ter d.lgs. n. 74/2000

    Norma che disciplina il reato fiscale contestato (profitto o provento di reato in materia tributaria), ossia il centro dell'imputazione a carico del legale rappresentante.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Consente la confisca per equivalente del profitto del reato; applicata nella fattispecie nei confronti del legale rappresentante quando non e' possibile reperire il profitto direttamente nell'ente.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Disposizione che disciplina il patteggiamento; la sentenza impugnata e' stata pronunciata in virtù di questo articolo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze economiche della declaratoria di inammissibilità; applicato per fissare l'onere del versamento alla Cassa delle ammende.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata per valutare la responsabilita' della parte nella proposizione del ricorso e per escludere che l'inammissibilita' fosse imputabile a colpa rilevante della parte.

  • Giurisprudenza Cassazione, Sez. 3, n. 40362 del 06/07/2016 (Rv. 268587 - 01)

    Richiamata come principio consolidato che legittima il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente quando, dopo l'imposizione del vincolo, non vengono indicati beni della persona giuridica suscettibili di confisca diretta.

Massime di principio

  • Un ricorso avverso una confisca per equivalente deve contenere una prospettazione specifica e documentata dell'esistenza di beni della persona giuridica su cui sarebbe possibile la confisca diretta; mere affermazioni generiche sono inammissibili.
  • La confisca per equivalente nei confronti del legale rappresentante e' legittima quando non risultano beni della societa' disponibili per la confisca diretta, soprattutto se dopo il sequestro non sono stati indicati beni dell'ente.
  • Nel procedimento di patteggiamento il giudice deve comunque valutare la corrispondente ragionevolezza della misura ablativa, ma l'onere probatorio circa la disponibilita' di attivita' patrimoniali dell'ente grava sulla difesa che intende contestare la confisca per equivalente.
  • Gli impugnativi generici che non prospettano elementi di fatto o di diritto concreti possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Per contrastare una confisca per equivalente e' opportuno che la difesa raccolga e presenti in cassazione prove o almeno specifiche indicazioni (inventario, documentazione contabile, atti societari) che attestino la capienza del patrimonio dell'ente e la possibilita' di confisca diretta.

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