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Ordinanza

Ordinanza n. 2612/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6

per la riforma dell'ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) n. 02836/2026, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202604907

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Lazio che aveva respinto la domanda di sospensione della destituzione di diritto dal pubblico impiego

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il dipendente ha appellato l'ordinanza cautelare del TAR Lazio, deducendo, per quanto emerge dal testo, questioni di legittimità costituzionale e di compatibilità della disciplina applicata con il diritto dell'Unione europea. La controversia riguarda la destituzione di diritto conseguente a una condanna penale passata in giudicato comportante l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello cautelare. Nella cognizione sommaria propria della fase cautelare ha ritenuto insussistenti apprezzabili profili di fumus boni iuris, rilevando che l'Amministrazione aveva applicato la disciplina che prevede la destituzione di diritto del dipendente colpito da condanna passata in giudicato comportante l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, richiamando l'art. 8, lettera b), del d.P.R. n. 737/1981. Le questioni di legittimità costituzionale e di compatibilità con il diritto dell'Unione europea sono state ritenute meritevoli di adeguata valutazione nella sede di merito e non hanno quindi giustificato la tutela cautelare. Le spese del giudizio di appello sono state compensate per la peculiarità delle questioni trattate.

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.a.

    Disciplina l'appello cautelare avverso le ordinanze cautelari del tribunale amministrativo regionale.

  • art. 8, lettera b), d.P.R. n. 737/1981

    destituzione di diritto del dipendente raggiunto da condanna passata in giudicato che importi l'interdizione perpetua dai pubblici uffici

    È stata ritenuta, in sede cautelare e allo stato degli atti, la base normativa applicata dall'Amministrazione per disporre la destituzione di diritto.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Richiamato per disporre l'oscuramento delle generalità e degli altri dati idonei a identificare la parte appellante.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento dei dati identificativi dell'appellante.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la domanda di sospensione di un provvedimento di destituzione di diritto non può essere accolta quando, allo stato della cognizione sommaria, l'Amministrazione abbia applicato la disposizione che collega la destituzione alla condanna penale passata in giudicato comportante l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e non emergano apprezzabili profili di fumus boni iuris.
  • Le questioni di legittimità costituzionale e di compatibilità della disciplina nazionale con il diritto dell'Unione europea, quando richiedano un adeguato approfondimento, possono essere riservate alla fase di merito e non determinano, da sole, la concessione della tutela cautelare.

Come è indicizzato

MaterieDisciplina militare e di polizia
RamiForze armate e forze di polizia
IstitutiTutela cautelareQuestione di legittimità costituzionalePrimato del diritto UE e disapplicazione

Testo integrale

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