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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36955/2023 del 07/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Policardi era stato condannato per aver indotto un agente della Polizia Municipale di Milano al dissequestro di un veicolo esibendo una falsa delega al ritiro, apparentemente sottoscritta da Francesca (Abusi/Gabusi), intestataria del mezzo, in realtà deceduta circa un anno prima. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione con tre motivi: 1) vizio di qualificazione giuridica della condotta (a suo avviso la condotta andava ricondotta all'art. 480 c.p. e non all'art. 479 c.p.); 2) censura sulla sussistenza dell'elemento soggettivo, ritenendo le inferenze probatorie (es. rapporto di amicizia tra la defunta e la madre del Policardi) prive di forza; 3) censura circa la prova della consapevolezza del contenuto dell'istanza e dei documenti prodotti al pubblico ufficiale (contestando l'uso di circostanze quali la vicinanza del veicolo all'abitazione del Policardi e il pagamento di una sanzione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Con riferimento al primo motivo, ha ritenuto infondata la censura e ha chiarito la distinzione tra art. 480 c.p. (falso in certificazioni o autorizzazioni amministrative) e art. 479 c.p. (falso ideologico in atto pubblico): il provvedimento di dissequestro non ha natura di certificazione né di autorizzazione nel senso richiesto dall'art. 480, pertanto il falso si inquadra nell'art. 479 c.p. Quanto ai secondi due motivi, la Corte li ha dichiarati inammissibili per essere integralmente versati in fatto; ha ritenuto esistenti argomenti induttivi persuasivi e univoci (morte della proprietaria da un anno; stretto rapporto di amicizia tra la defunta e la madre del Policardi; vettura parcheggiata nei pressi dell'abitazione del Policardi; documentazione assicurativa anch'essa apparente) che giustificano la decisione dei giudici di merito. Di conseguenza il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 479 cod. pen. (falso ideologico in atto pubblico)

    La Corte ha qualificato il falso relativo al provvedimento di dissequestro come falso ideologico in atto pubblico ai sensi dell'art. 479 c.p., perché il provvedimento impugnato non è assimilabile né a una certificazione né a una autorizzazione amministrativa ricomprese nell'art. 480 c.p.; il pubblico ufficiale compie un accertamento autonomo fondato sulla documentazione esibita, e quindi è possibile integrare l'induzione in errore.

  • art. 480 cod. pen. (falso in certificazioni o autorizzazioni amministrative)

    La norma è stata esclusa rispetto alla fattispecie concreta: la Corte ha precisato che le "certificazioni" sono atti che attestano fatti o dati (dichiarazioni di scienza) e le "autorizzazioni" sono atti che rimuovono limiti legali all'esercizio di diritti; il dissequestro, quale revoca di un provvedimento ablatorio, non rientra in queste categorie, per cui non può applicarsi l'art. 480.

  • art. 48 cod. pen. (concernente le forme del concorso di persone nel reato)

    Citato in relazione alla configurazione della responsabilità dell'imputato nella condotta delittuosa complessiva; la Corte ha confermato la responsabilità penale di Policardi per il reato contestato.

  • Sez. 5, n. 37568 del 26/09/2007, Rv. 237730

    La sentenza è richiamata come precedente che riconosce che la produzione di documentazione falsa a un pubblico ufficiale, finalizzata alla restituzione di un veicolo sequestrato, può integrare il delitto di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore del pubblico ufficiale.

  • Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv. 207944

    Il principio è richiamato per ricordare i limiti del sindacato di Cassazione sulla valutazione della prova: la Corte di legittimità deve verificare l'esistenza di un apparato argomentativo logico e non può sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione degli elementi di fatto.

Massime di principio

  • Distinguere con attenzione art. 479 e art. 480 c.p.: il falso relativo a provvedimenti amministrativi di revoca o rimozione di misure ablative (es. dissequestro) tende a rientrare nell'art. 479 se non si tratta di semplici certificazioni o di autorizzazioni riconosciute dall'ordinamento.
  • La qualificazione giuridica della condotta è questione di diritto che la Cassazione può esaminare: se l'atto falsificato non è una "certificazione" o una "autorizzazione" nel senso tecnico richiesto dall'art. 480, va applicato l'art. 479.
  • Le conclusioni sulla colpevolezza possono fondarsi su prove indiziarie e su un insieme di circostanze concordanti (morte della presunta firmataria, rapporti personali, collocazione del veicolo, documentazione coeva) purché l'insieme sia persuasivo, coerente e argomentato dal giudice di merito.
  • La Corte di Cassazione non è sede per una nuova valutazione di merito: i motivi che si limitano a proporre una diversa lettura dei fatti senza prospettare vizî di motivazione sono inammissibili.
  • Per contestare l'elemento soggettivo (dolo), in ricorso è necessario evidenziare errori di fatto radicali o carenze logiche nella motivazione, non la sola possibilità di una diversa inferenza.
  • Quando si produce documentazione di terzi per ottenere atti amministrativi o provvedimenti da un pubblico ufficiale, il rischio di integrazione del reato di falso è alto se la documentazione appare formalmente valida ma incongrua rispetto alla realtà (es. firma di persona deceduta).

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