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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32259/2025 del 30/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso nasce da una condanna per falsa dichiarazione al fine di ottenere il "reddito di cittadinanza": il Belghazli aveva dichiarato di essere residente in Italia da almeno 10 anni mentre risultava residente dal 7/6/2015. In primo grado il Tribunale di Fermo lo aveva condannato (rito abbreviato). In appello la Procura aveva ottenuto la confisca del profitto (€3.400) e la Corte di appello di Ancona aveva rigettato l'appello dell'imputato. Il ricorrente ha impugnato in Cassazione sostenendo, fra l'altro, che la normativa sul requisito decennale è incompatibile con il diritto UE e che successivi arresti (Corte di giustizia UE e Corte costituzionale) ridimensionano il requisito a 5 anni.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, alla luce della giurisprudenza sovranazionale (sentenza della Corte di giustizia) e della successiva pronuncia della Corte costituzionale (sentenza n. 31/2025) che ha dichiarato incostituzionale la previsione dei 10 anni sostituendola con il termine di 5 anni, il fatto non può essere considerato penalmente rilevante: al momento della presentazione della domanda (19/10/2020) il Belghazli era residente in Italia dal 7/6/2015, quindi aveva superato il requisito quinquennale. Ne consegue che la condotta non ha determinato un indebito conseguimento del beneficio e la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio (imputato vincente).

Norme richiamate

  • art. 7, comma 1, decreto-legge n. 4 del 2019 (conv. con legge n. 26 del 2019)

    Norma nazionale che subordinava l'accesso al "reddito di cittadinanza" al possesso del requisito della residenza per almeno 10 anni; la sua portata è stata riconsiderata alla luce di pronunce sovranazionali e costituzionali che hanno ridotto il termine a 5 anni.

  • Direttiva 2003/109/CE, art. 11, par. 1, lett. d)

    Stabilisce che i soggiornanti di lungo periodo godono dello stesso trattamento dei cittadini nazionali riguardo a prestazioni sociali; la Corte di giustizia ha richiamato tale principio per escludere che uno Stato membro possa imporre un requisito di soggiorno più gravoso (10 anni) rispetto a quanto implicito nella disciplina sul soggiornante di lungo periodo (5 anni).

  • Sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, 29 luglio 2024

    Ha ritenuto contrario al diritto UE che una normativa nazionale richieda 10 anni di residenza (anziché il periodo previsto per il riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo) per l'accesso a prestazioni sociali, e ha affermato che ciò non può essere sanzionato penalmente quando riguarda soggiornanti di lungo periodo.

  • Sentenza della Corte costituzionale n. 31/2025

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della previsione dei 10 anni di residenza quale requisito per il "reddito di cittadinanza" e ha stabilito che il termine congruo è 5 anni; conseguentemente ha reso penalmente irrilevante la falsa dichiarazione relativa al requisito decennale se il richiedente soddisfava il requisito quinquennale.

  • art. 443, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede i limiti all'impugnabilità delle sentenze emesse in rito abbreviato: la Cassazione osserva che, in linea generale, l'appello del P.M. contro una condanna in rito abbreviato non sarebbe ammissibile, con conseguenze sulla modalità di impugnazione della confisca.

  • art. 580 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per motivare il trattamento dell'impugnazione presentata dall'imputato e per giustificare l'esame dell'appello del P.M. in termini di ricorso di legittimità dalla Corte d'appello, ove applicabile.

  • Corte di cassazione, Sezioni unite, 13 dicembre 2023, n. 49686 (giurisprudenza richiamata)

    Principio consolidato secondo cui la mendace dichiarazione è penalmente irrilevante se, alla verifica dei requisiti sostanziali, il beneficiario avrebbe comunque avuto diritto al beneficio; in tal caso manca il pericolo di illecito arricchimento e la responsabilità penale non sussiste.

Massime di principio

  • Se successivi interventi giurisdizionali (sovranazionali o costituzionali) modificano o annullano il requisito materiale che rendeva rilevante una falsa dichiarazione, la menzogna può diventare penalmente irrilevante: occorre verificare il requisito sostanziale applicabile al momento della domanda.
  • Nei reati di indebita percezione di prestazioni basati su requisiti soggettivi/temporali, la verifica della sussistenza dei requisiti alla data della domanda è cruciale: se il richiedente soddisfa il requisito secondo la normativa corretta, non c'è illecito penale anche se la dichiarazione fu falsa rispetto alla norma antecedente.
  • La confisca del profitto può essere oggetto di specifico controllo di legittimità; la sua imposizione va confrontata con la sussistenza del reato e con la possibilità di impugnazione da parte della Procura quando il processo è celebrato con rito abbreviato.
  • Prima di procedere penalmente per dichiarazioni false finalizzate a ottenere prestazioni sociali, occorre valutare l'efficacia retroattiva o applicabilità immediata di pronunce sovranazionali e costituzionali che incidono sui requisiti di accesso.
  • Nel giudizio di impugnazione verificare sempre la tempestività e l'ammissibilità delle impugnazioni, in particolare quelle proposte dal P.M. dopo sentenze emesse con rito abbreviato, perché possono generare questioni procedurali rilevanti.

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