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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22895/2025 del 18/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per violazione degli artt. 4 e 5 del Dlgs. 74/2000 e per vizi di carenza o illogicità della motivazione in ordine alla configurabilità del dolo richiesto per i reati fiscali contestati. La ricorrente sosteneva che la Corte d'appello non avrebbe effettuato una verifica puntuale del dolo specifico di evasione, avrebbe trascurato circostanze ostative alla configurazione di tale dolo e si sarebbe limitata ad attribuire il dolo all'accertamento dell'irregolarità dichiarativa e all'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi; inoltre contesta la ricostruzione della responsabilità e la compatibilità tra dolo eventuale e dolo specifico.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un completo e puntuale confronto con la decisione impugnata. La Corte ha ritenuto che i giudici di appello avessero fornito una motivazione adeguata, evidenziando la ricostruzione delle operazioni imponibili anche alla luce delle dichiarazioni dell'imputata, l'entità del superamento delle soglie di punibilità (non minima per il 2013 e rilevante per il 2014) e l'unidirezionalità delle omissioni contabili, elementi idonei a sostenere la configurazione del dolo specifico. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; la ricorrente è condannata alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al pagamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Dlgs. 74/2000

    Gli artt. 4 e 5 regolano i delitti tributari (evasione) e richiedono l'accertamento dell'elemento soggettivo specifico. La Corte ha ritenuto che, alla luce della consistente entità delle omissioni e della "unidirezionalità" delle stesse, sussistessero elementi adeguati a fondare la valutazione del dolo specifico (e, comunque, anche il dolo eventuale), così giustificando la condanna.

  • Codice di procedura penale

    L'art. 616 c.p.p. consente la condanna al pagamento delle spese processuali in caso di ricorso dichiarato inammissibile. La Corte l'ha applicato per assegnare alla ricorrente l'onere delle spese.

  • Sentenza Corte Costituzionale

    Richiamata in relazione al criterio di imposizione della somma a favore della Cassa delle Ammende: la Corte ha valutato che il ricorso non fosse stato presentato in modo doloso o con colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità e ha dunque determinato equitativamente l'importo di euro 3.000,00.

Massime di principio

  • Per la cassazione un ricorso è inammissibile se non vi è un confronto completo e puntuale con le ragioni e la motivazione della decisione impugnata; non basta una generica censura o una posizione alternativa.
  • Quando si contesta la configurazione del dolo (specie in materia fiscale), il ricorrente deve dimostrare in modo specifico e motivato perché la valutazione motivazionale dei giudici di merito è illogica o carente, indicando i profili di fatto e di diritto non adeguatamente considerati.
  • Elementi come l'entità significativa del superamento delle soglie di punibilità e l'"unidirezionalità" delle omissioni contabili (cioè omissione costante di ricavi) possono essere ritenuti dai giudici idonei a provare l'elemento soggettivo del reato fiscale, mentre l'affidamento a un contabilista può essere valutato come circostanza attenuante ma non necessariamente escludente del dolo.
  • La Corte di cassazione non reitera il sindacato di merito se la motivazione dei giudici di appello appare coerente e sufficiente; la censura deve dunque mirare a vizi logico-giuridici nella motivazione.
  • Se il ricorso è ritenuto inammissibile la Corte può condannare il ricorrente alle spese e a un versamento alla Cassa delle Ammende, determinato equitativamente e modulato anche sulla base dell'assenza di colpa grave nella presentazione del ricorso.

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