Cassazione Penale, Sentenza n. 11760/2025 del 25/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma di condanna per invasione di edificio (artt. 110, 633-639-bis c.p.), deducendo: 1) errore sulla qualificazione dell'elemento soggettivo perché gli imputati erano ospitati dall'assegnataria Rosa Fedele che aveva manifestato di averli lasciati nel possesso dell'immobile; la Corte d'appello avrebbe ritenuto che i ricorrenti potessero essere consapevoli dell'assenza di un contratto tra la Fedele e lo I.A.C.P. senza indicare su quali elementi probatori ciò si fondasse; 2) vizio di motivazione nel riconoscimento della recidiva, essendosi limitata a menzionare precedenti condanne senza specificarne la natura e la correlazione con il fatto in esame; 3) per la sola Abis, errore nel non concedere la sospensione condizionale della pena, con motivazione apparente e carente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il primo motivo e ha accolto il secondo e il terzo motivo. Ha confermato che l'occupazione di un immobile "sine titulo" integra il reato ex art. 633 c.p. anche se l'occupazione derivi dall'essere ospitati da un'assegnataria che non ha sottoscritto il contratto. Tuttavia ha annullato la sentenza impugnata: a) nei confronti di Abis Mariagrazia sui punti del riconoscimento della recidiva e della mancata concessione della sospensione condizionale della pena; b) nei confronti di Lipari Pietro sul punto del riconoscimento della recidiva. Ha disposto il rinvio degli atti ad altra sezione della Corte d'Appello di Palermo per nuovo giudizio sui punti annullati.
Norme richiamate
Riferimento alla partecipazione al reato (concorso di persone) implicito nella contestazione di pluralità di autori
La nozione di "invasione" si intende come introdursi arbitrariamente (sine titulo) nell'immobile altrui; l'occupazione protratta ha natura di delitto permanente e si configura anche quando l'occupazione derivi dall'essere ospitati dall'assegnatario o da rapporti familiari, indipendentemente dalla mancata sottoscrizione di un contratto da parte dell'assegnatario
Norma applicata insieme all'art. 633 per le ipotesi di occupazione di immobili di edilizia residenziale pubblica (contestazione specifica dell'illecito in danno di enti pubblici proprietari)
Criteri per la determinazione della pena e per valutare la rilevanza delle precedenti condanne ai fini del riconoscimento della recidiva: il giudice deve motivare concretamente il rapporto tra le pregresse condanne e il fatto in esame per ritenere la recidiva
Massime di principio
- L'occupazione di un immobile "sine titulo" integra l'art. 633 c.p. anche quando l'occupante è ospite dell'assegnatario o vi sia un'apparente titolarità dell'assegnatario: il consenso dell'assegnatario non è di per sé idoneo ad escludere il reato se non vi è un titolo legittimante nei confronti del proprietario
- Il reato di occupazione di immobili pubblici è permanente: la permanenza integra il reato fino all'allontanamento o alla pronuncia di condanna; eventuali atti formali mancanti (es. contratto non sottoscritto) non impediscono la configurazione del reato
- Per il riconoscimento della recidiva il giudice deve motivare specificamente quali precedenti e in che misura siano indicativi di una perdurante inclinazione a delinquere; la mera enunciazione di precedenti è insufficiente
- La negazione o concessione della sospensione condizionale della pena richiede motivazione adeguata e coerente con la valutazione della recidiva e della personalità del condannato; una motivazione apparente o generica è viziata e può determinare annullamento
- In situazioni analoghe è necessario valutare separatamente gli elementi oggettivi (assenza di titolo per l'accesso/possesso) e soggettivi (consapevolezza dell'assenza di titolo): il giudice deve indicare, anche con argomentazione succinta, le evidenze probatorie che supportano la consapevolezza del reo
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