Cassazione Penale, Sentenza n. 14443/2026 del 20/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale in luogo della detenzione domiciliare. Il ricorrente contestava il rigetto dell'istanza sostenendo che il Tribunale non aveva valutato adeguatamente il percorso tenuto da Pantusa durante la detenzione domiciliare, in particolare la condotta regolare, l'adesione alle prescrizioni e lo svolgimento di una stabile attività lavorativa
La decisione
Il Tribunale ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che non vi fossero elementi nuovi idonei a modificare la precedente valutazione negativa (ordinanza del 10.10.2024) che aveva evidenziato la pericolosità sociale e l'assenza di una revisione critica della propria vicenda personale da parte del condannato. Il Tribunale ha applicato il principio di gradualità del trattamento penitenziario, affermando che lo svolgimento di un'attività lavorativa, pur rilevante, non è di per sé sufficiente a superare valutazioni negative consolidate sulla personalità e sulla prognosi di rieducazione; ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
artt. 640, 494, 605, 582, 628, 648 c.p.
citati nel provvedimento come reati per i quali il condannato è imputato/condannato
Indicati come i reati oggetto della condanna e dei carichi pendenti: servono a delineare il profilo personale e la gravità della posizione del condannato, e quindi ad alimentare la valutazione prognostica sulla pericolosità sociale
Orientamenti di legittimità richiamati (Cassazione, Sez. 1, n. 30065 del 29/5/2025; Sez. 1, n. 22443 del 17/1/2019; Sez. 1, n. 27264 del 14/1/2015)
Sostengono il principio di gradualità del trattamento penitenziario: anche se emergono comportamenti positivi, il Tribunale può legittimamente richiedere ulteriori periodi di osservazione e altri 'esperimenti premiali' prima di concedere misure alternative più ampie
Giurisprudenza richiamata su lavoro e affidamento (Sez. 1, n. 1023 del 30/10/2018; Sez. 1, n. 14003 del 28/11/2023)
Affermano che la mancanza di lavoro non è di per sé ostativa all'affidamento; dalla sentenza si ricava anche il principio correlativo che la presenza di lavoro, pur rilevante, non è automaticamente decisiva per la concessione dell'affidamento se non si riscontrano segnali di revisione critica della condotta
Massime di principio
- Il giudice della sorveglianza valuta la concessione di misure alternative in una prospettiva di gradualità: comportamenti positivi non cancellano automaticamente valutazioni negative pregresse; può essere richiesto un ulteriore periodo di osservazione
- Lo svolgimento di un'attività lavorativa è un elemento favorevole ma non determinante da solo: va valutato unitamente alla personalità, all'atteggiamento rispetto ai reati e alla presenza di una reale revisione critica della propria condotta
- Per ottenere il mutamento della misura è necessario proporre elementi nuovi, significativi e specifici rispetto alle ragioni che avevano motivato il precedente diniego; cambiamenti dovuti a cause estranee al condannato (es. cambio di domicilio per sfratto della moglie) richiedono spiegazioni sul loro effettivo impatto sulla prognosi
- La motivazione del provvedimento deve chiarire il valore valutativo dei nuovi elementi: carenze motivazionali su punti decisivi (es. rilevanza del lavoro o del cambio di domicilio) possono essere oggetto di censura, ma se il giudice li esamina e li ritiene insufficienti la decisione è legittima
- In casi analoghi, chi richiede l'affidamento dovrebbe documentare in modo puntuale e probante la novità e la rilevanza degli elementi apportati (stabilità lavorativa dimostrabile, concrete evidenze di cambiamento personale, supporto sociale e piani di reinserimento)
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