Cassazione Civile, Sentenza n. 32579/2023 del 23/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Enel Produzione impugnava la conferma in grado di merito della declaratoria di proprietà del Comune su fondi gravati da usi civici che la società aveva acquistato: sosteneva che un decreto prefettizio del 14 agosto 1927 avesse operato una espropriazione trasferendo più che un diritto di godimento la proprietà dei terreni (e che quindi il contratto di acquisto del 24 gennaio 2008 fosse valido o annullabile per errore), nonché la legittimità della verifica demaniale del 22 dicembre 2000 e la regolarità delle notifiche; chiedeva l'annullamento della sentenza di merito e il riconoscimento dei propri diritti di proprietà e/o la restituzione delle somme pagate.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Enel Produzione. Le Sezioni Unite (sent. n. 12571/2023), richiamate nel giudizio, hanno stabilito che i beni gravati da usi civici "in re propria" sono assimilabili ai beni demaniali e, pertanto, per poter essere sottratti al regime collettivo e alienati è necessaria una preventiva sdemanializzazione/sclassificazione secondo le procedure di legge: un semplice decreto espropriativo prefettizio non può implicitamente estinguere gli usi civici. Perciò la Corte ha ritenuto legittima la decisione della Corte d'appello (che aveva escluso l'alienabilità senza preventiva sclassificazione) e ha dichiarato inammissibili o irrilevanti i restanti motivi di Enel. La Cassazione ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo alla liquidazione delle spese d'appello e ha compensato le spese del giudizio di legittimità, rilevando la novità della questione e la pronuncia delle Sezioni Unite intervenuta nel corso del processo.
Norme richiamate
Legge 25 giugno 1865 n. 2359
Citata nella prospettazione inerente alla disciplina degli espropri: la Corte ha ritenuto, in linea con le Sezioni Unite, che la normativa sugli espropri non possa valere per estinguere usi civici senza preventiva sdemanializzazione prevista dalla legge
Legge 12 luglio 1927 n. 1766 (usi civici)
Riconosciuta come norma di riferimento per il regime degli usi civici; la Corte ha interpretato che i beni gravati da usi civici sono equiparabili a beni demaniali e non possono essere alienati se non dopo la sdemanializzazione disciplinata dalla legge
R.D. 6 maggio 1928 n. 332 (art. 15, 29, 41 citati)
Richiamato nei motivi di doglianza relativi alla disciplina dei beni pubblici e delle procedure amministrative: la sentenza utilizza tali riferimenti per sostenere che le modalità di perdita della destinazione pubblica/usocivica devono seguire la legge
Menzi ono nell'istanza in rapporto alla normativa amministrativa sul demanio; la Corte dà rilievo al principio per cui la trasformazione della destinazione richiede atti e procedure specifiche
Riferito alla liquidazione dei compensi professionali: la Corte osserva che il decreto prevede un compenso unitario per la fase di trattazione che comprende anche la fase istruttoria, con la conseguenza che la quantificazione delle spese è compatibile anche se la fase istruttoria non è materialmente svolta
Art. 13 comma 1‑quater D.P.R. n. 115/2002
Rilevato ai fini dell'eventuale raddoppio del versamento del contributo unificato da parte della ricorrente, quando ricorrano i presupposti processuali
Art. 111 Cost.
Richiamato nei motivi di doglianza sulla garanzia del giusto processo; la Corte non ha ritenuto violato il principio nell'esame operato
Sentenza Sezioni Unite n. 12571/2023 (giurisprudenza)
Sentenza n. 12571 del 2023
Principale orientamento vincolante utilizzato: i diritti di uso civico "in re propria" sono assimilabili a beni demaniali e non possono essere estinti dal mero decreto espropriativo per pubblica utilità; è necessaria la preventiva sdemanializzazione secondo le procedure di legge, pena l'invalidità dell'esproprio quanto all'estinzione degli usi civici e al trasferimento dei correlati diritti sull'indennità
Massime di principio
- I terreni gravati da usi civici "in re propria" si considerano assimilati ai beni demaniali: non sono alienabili senza preventiva sdemanializzazione/sclassificazione formale prevista dalla legge.
- Un decreto espropriativo per pubblica utilità pronunciato senza la preventiva sdemanializzazione non può implicitamente estinguere gli usi civici né trasferire i relativi diritti; ciò rende tale esproprio invalido nella parte che incide sugli usi civici.
- Chi acquista aree potenzialmente soggette a usi civici deve verificare attentamente lo status giuridico (verifiche demaniali, sclassificazioni, provvedimenti di sdemanializzazione) poiché la mancanza di tali atti può compromettere la titolarità trasferita.
- In sede processuale, se la Corte trova una ratio decidendi autonoma e dirimente, i restanti motivi del ricorso possono divenire inammissibili o irrilevanti; vale la regola della preservazione della decisione sulla base della motivazione sufficiente.
- Quanto alle spese e compensi, il D.M. 55/2014 prevede un compenso unitario per la fase di trattazione che comprende anche la fase istruttoria, per cui la liquidazione può includere importi relativi anche se la fase istruttoria non è materialmente svolta.
- Nel dubbio circa procedure amministrative pregresse (espropriazioni, verifiche demaniali), è prudente attivare verifiche amministrative e impugnazioni tempestive: l'accertamento incidentale della legittimità di un atto amministrativo non forma giudicato implicito se la pronuncia di merito è impugnata.
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