Cassazione Penale, Sentenza n. 35031/2024 del 18/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente era stata condannata per peculato (art. 314 cod. pen.) in relazione all'appropriazione, in concorso con un infermiere (Pina Antonio Corsolato), di alcune compresse di antibiotico e sacche di soluzione fisiologica in date del 18/11/2014 e 17/12/2014. In appello la pena era stata rideterminata ma confermata la responsabilità. Con il ricorso per cassazione si censurava la motivazione della Corte territoriale: secondo la difesa l'appello aveva riferito le dichiarazioni del coimputato Pina che escludevano una funzione di "fornitrice" della ricorrente e indicavano l'esiguità dei beni sottratti; la corte d'appello, senza spiegare l'eventuale inattendibilità di quelle dichiarazioni, avrebbe comunque ritenuto offeso l'interesse al buon andamento della P.A., senza verificare l'effettiva incidenza sulla funzionalità del servizio, nonostante lo scontrino prodotto attestasse un valore di euro 13,50; infine si contestava la mancata valutazione dell'elemento psicologico del reato.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha censurato la Corte territoriale per motivazione insufficiente e per deduzioni meramente assertive (in particolare l'asserita esistenza di quantitativi maggiori di materiale sanitario non adeguatamente provata e la mancata valutazione dell'attendibilità della confessione del coimputato). Ha richiamato la giurisprudenza sul principio di offensività dell'art. 314 c.p., secondo cui il peculato non si configura quando l'appropriazione riguarda beni di valore estremamente esiguo e privi di incidenza sulla funzionalità dell'ufficio. Considerata l'estrema esiguità del valore dei beni (documentata) e l'assenza di elementi che dimostrino un pregiudizio concreto al servizio, la Corte ha escluso l'offensività della condotta, annullando senza rinvio la sentenza impugnata perché "il fatto non sussiste".
Norme richiamate
Norma che disciplina il reato di peculato; richiede che l'appropriazione di beni pubblici abbia rilevanza offensiva rispetto al patrimonio o al buon andamento della pubblica amministrazione.
principio di offensività
Interpretazione giurisprudenziale secondo cui il reato richiede una lesione apprezzabile del bene giuridico protetto; appropriazioni di beni di valore estremamente esiguo e senza incidenza sulla funzionalità del servizio non integrano il reato.
principio "in dubio pro reo"
Principio del diritto penale che impone di risolvere in favore dell'imputato ogni dubbio risultante dalle prove; la Corte ha ritenuto che le inferenze della corte d'appello fossero meramente assertive e incompatibili con questo principio.
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 44522 del 25/05/2018 (Rv. 274150)
Precedente citato che esclude la configurabilità del peculato quando la condotta riguarda beni privi di valore economicamente apprezzabile e senza concreta incidenza sulla funzionalità dell'ufficio.
Massime di principio
- Per configurare il peculato è necessario dimostrare non solo l'appropriazione, ma anche una offensività concreta rispetto al patrimonio pubblico o al buon andamento della P.A.; il mero carattere pubblicistico del bene non basta se il valore è del tutto esiguo.
- La corte d'appello deve motivare specificamente la non attendibilità di dichiarazioni o confessioni favorevoli all'imputato prima di fondare su di esse conclusioni sfavorevoli; deduzioni meramente assertive non sono ammissibili.
- Quando il valore dei beni sottratti è documentato ed è estremamente esiguo, prevalgono i principi di offensività e "in dubio pro reo", con conseguente esclusione del reato o assoluzione.
- La valutazione dell'elemento psicologico (dolo) richiede elementi concreti: una richiesta informale di farmaci per uso personale non costituisce automaticamente prova di intenzione di appropriarsi indebitamente di beni della P.A.
- Se si produce documentazione che attesta l'esiguità del valore sottratto, l'accusa deve altresì provare l'incidenza negativa sulla funzionalità del servizio per sostenere una condanna per peculato.
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