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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20886/2023 del 16/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di appello denunciando manifesta illogicità della motivazione, travisamento della prova e motivazione mancante o apparente. In particolare contestava l'identificazione di chi aveva materialmente effettuato i trasferimenti presso agenzia Western Union (contestando le trascrizioni/intercettazioni e il riconoscimento vocale), la mancata prova della consapevolezza della provenienza illecita del denaro (elemento psicologico del reato) e l'uso di una fototessera reperita all'anagrafe per l'identificazione in luogo della documentazione raccolta in sede di spedizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché fondato su censure manifestamente infondate e/o non consentite in sede di legittimità (ricerca di nuovo apprezzamento del fatto). Ha confermato la valutazione conforme dei giudici di merito sulla responsabilità per il delitto di riciclaggio, fondata su elementi convergenti (tracciatura GPS/contatti tra gli indagati, trascrizioni delle intercettazioni con spelling del nominativo, riconoscimento delle voci da parte della polizia giudiziaria, registrazioni delle operazioni a nome della ricorrente, osservazioni in prossimità della Western Union). Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende. Restano pertanto confermate le statuizioni di merito (pena di anni 2 e mesi 8 di reclusione ed euro 3.000 di multa, come rideterminata in appello).

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare il perimetro del sindacato in sede di cassazione: rilievi che in realtà chiedono una nuova valutazione del materiale probatorio o una diversa ricostruzione dei fatti non sono ammissibili ai sensi dell'art. 606.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Utilizzato per affermare l'obbligo di condanna della parte ricorrente al pagamento di una somma a titolo di contributo alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammesso sollecitare una rivalutazione globale delle fonti di prova: i motivi che mirano a una diversa valutazione del merito probatorio sono, di norma, inammissibili ai sensi dell'art. 606 c.p.p.
  • La prova di identificazione può essere ritenuta valida se fondata su elementi convergenti (intercettazioni coerenti, riconoscimento da parte della polizia giudiziaria, riscontri documentali e riscontri sull'attività degli indagati); la difesa che contesta tali elementi deve offrire elementi oggettivi di segno contrario per incidere sul convincimento del giudice di legittimità.
  • Il giudice può basare il proprio convincimento sul riconoscimento delle voci operato dagli agenti di polizia giudiziaria e su altre circostanze di riscontro senza disporre necessariamente una perizia fonica; chi contesta il riconoscimento ha l'onere di allegare specifici elementi che ne dimostrino l'erroneità.
  • L'utilizzo di documentazione reperita presso uffici pubblici (es. foto dall'anagrafe) può integrare un elemento identificativo se inserito in un quadro probatorio coerente, anche se non corrisponde esattamente al documento trattenuto in sede di operazione; la sua contestazione richiede contestazioni concrete.
  • Ricorsi manifestamente infondati o che eccedono il sindacato di legittimità possono comportare non solo l'inammissibilità ma anche l'imposizione di spese e contributi (art. 616 c.p.p.), quindi valutare attentamente la fondatezza giuridica e fattuale prima di proporre ricorso in Cassazione.

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