Cassazione Penale, Sentenza n. 26150/2025 del 16/07/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza che ha confermato, in sede di riesame, la custodia cautelare in carcere per i reati di rapina aggravata e sequestro di persona. Contestano la mancanza o l'illogicità della motivazione sulla gravità del compendio indiziario e sulla sussistenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione, lamentando inoltre l'assenza di valutazioni individualizzate sui ruoli e la non considerazione della distanza temporale tra i fatti (novembre 2023) e il giudizio cautelare; sostengono infine che misure intramurarie meno afflittive sarebbero adeguate.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto i motivi generici e aspecifici, in particolare perché le difese non hanno indicato criticamente e puntualmente le presunte carenze argomentative dell'ordinanza impugnata. Sul merito, la Corte ha giudicato la motivazione del Tribunale di riesame completa e logicamente compatibile con le risultanze investigative: è stata correttamente ritenuta concreta e attuale la pericolosità di reiterazione desumibile dalla gravità delle condotte, dalle modalità operative, dalla capacità organizzativa e dalla personalità degli indagati (spregiudicatezza, assenza di freni inibitori). Ha inoltre confermato che non è richiesta una dimostrazione analitica dell'inidoneità di ogni altra misura coercitiva, bastando argomentazioni tratte dalla natura e dalle modalità della condotta e dalla personalità degli indagati per ritenere la custodia cautelare la misura più adeguata. Conseguentemente, i ricorrenti sono stati condannati alle spese e alla somma di euro 3.000 a titolo di cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Richiamato dai ricorrenti in relazione ai vizi di motivazione; la Corte ha ritenuto le censure generiche e non atte a dimostrare un vizio formale o logico dell'ordinanza impugnata.
art. 275, comma 3-bis cod. proc. pen.
Richiamato dai ricorrenti in tema di esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto che le valutazioni del riesame siano conformi ai criteri normativi relativi all'applicazione delle misure cautelari.
art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
Interpretato nel senso che, pur non potendosi desumere il pericolo di recidiva esclusivamente dalla gravità del reato, la modalità della condotta e le circostanze di fatto sono elementi concreti e imprescindibili per la prognosi di probabile reiterazione e per la scelta della misura.
Applicato per la condanna alle spese del procedimento e per la previsione della sanzione pecuniaria a carico dei ricorrenti per inammissibilità con profili di colpa.
Massime di principio
- Un ricorso in Cassazione contro decisioni cautelari deve contenere censure specifiche e ben argomentate: affermazioni generiche sulla 'mancanza di motivazione' sono spesso dichiarate inammissibili.
- Ai fini cautelari il giudice può fondare la prognosi di reiterazione non solo sulla qualifica del reato ma sulle modalità operative, sull'organizzazione dell'azione e sulla personalità degli indagati: questi elementi possono giustificare la custodia cautelare in carcere.
- Non è necessario che il giudice dimostri analiticamente l'inidoneità di ogni altra misura alternativa; è sufficiente indicare elementi specifici tratti dalla condotta e dalla personalità degli indagati che rendono la detenzione cautelare la misura più idonea.
- La difesa, in situazioni analoghe, deve proporre argomentazioni circostanziate: contestare punto per punto le risultanze istruttorie, proporre elementi nuovi e dimostrare concretamente come misure meno afflittive possano efficacemente contenere il rischio di reiterazione.
- La mera distanza temporale tra il fatto e il giudizio cautelare non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione se permangono elementi oggettivi che ne dimostrano la probabilità.
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