Cassazione Penale, Sentenza n. 26045/2025 del 16/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il rigetto dell'istanza di restituzione di beni sottoposti a sequestro preventivo. Il ricorrente deduceva che, dopo la sentenza di non doversi procedere per prescrizione su alcuni capi (art. 512-bis c.p.), i beni relativi a tali illeciti dovevano essere restituiti e che il Tribunale del riesame aveva erroneamente applicato l'art. 240-bis c.p. e motivato in modo illogico.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, ritenendolo mera reiterazione delle censure già proposte in appello ai sensi dell'art. 322-bis c.p.p. Ha confermato che il Tribunale del riesame ha correttamente richiamato l'art. 240-bis c.p. poiché il sequestro, disposto nella forma diretta e per equivalente a titolo di confisca allargata per sproporzione, riguardava anche reati non estinti per prescrizione e beni riferibili all'intero patrimonio dell'imputato. La Corte ha inoltre osservato che la declaratoria di prescrizione è sopravvenuta rispetto all'istanza di restituzione e pertanto non era stata concretamente valutata dal giudice che aveva emesso il provvedimento impugnato. Per questi motivi il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen.
Norma speciale che autorizza la confisca allargata per sproporzione: il sequestro preventivo disposto a titolo di confisca allargata può riguardare beni riferibili all'intero patrimonio quando il patrimonio è sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati; tale previsione giustifica il mantenimento del vincolo anche se alcuni reati sono estinti per prescrizione, quando altri reati non prescritti giustifichino il sequestro.
art. 240, comma secondo, cod. pen.
Riguarda la confisca obbligatoria delle cose 'intrinsecamente pericolose' e, secondo la giurisprudenza di legittimità citata, il divieto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7 c.p.p. riguarda in via principale le cose soggette a confisca obbligatoria ai sensi di questa norma.
art. 512-bis cod. pen.
Norma sostanziale relativa a specifiche fattispecie contestate al ricorrente; la declaratoria di prescrizione su alcuni capi non comporta automaticamente la restituzione se il sequestro è stato disposto per confisca allargata con riferimento anche ad altri reati non prescritti.
art. 324, comma 7, cod. proc. pen.
Prevede il divieto di restituzione delle cose soggette a confisca obbligatoria in caso di revoca del sequestro; la giurisprudenza (Sezioni Unite) ne ha delimitato l'ambito collegandolo alle fattispecie dell'art. 240, comma 2 c.p., ma la pronuncia citata riguarda un caso diverso (revoca del sequestro in sede di riesame) non applicabile automaticamente al caso di specie.
art. 322-bis cod. proc. pen.
Regola l'appello contro i provvedimenti in materia di misure cautelari; la Corte ha ritenuto il ricorso in cassazione mera reiterazione delle censure già dedotte in appello ai sensi di questa norma, contribuendo all'inammissibilità per genericità.
artt. 610 e 611 cod. proc. pen.
Disposizioni sul rito: il procedimento si è svolto con contraddittorio scritto, senza trattazione orale per mancata richiesta rituale, come rilevato in udienza.
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese processuali e la possibilità di infliggere ammende alla parte che propone ricorso inammissibile; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- La prescrizione di alcuni capi di imputazione non determina automaticamente la restituzione di beni sequestrati quando il sequestro è stato disposto come misura preventiva finalizzata alla confisca allargata (art. 240-bis c.p.) collegata a reati non prescritti o alla sproporzione patrimoniale.
- Se la declaratoria di prescrizione sopravviene dopo la presentazione dell'istanza di restituzione, il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato potrebbe non essersi confrontato con tale novum; in tal caso la questione potrebbe non essere devoluta correttamente in sede di impugnazione successiva.
- In caso di mantenimento del vincolo a titolo di confisca allargata, il giudice deve motivare il collegamento tra beni sequestrati e reati non estinti (es. sproporzione del patrimonio); una motivazione adeguata rende difficoltosa la censura in cassazione.
- La giurisprudenza di legittimità distingue tra la confisca obbligatoria di cui all'art. 240, comma 2 (beni intrinsecamente pericolosi) e le confische previste da norme speciali; il divieto di restituzione previsto in ipotesi di revoca del sequestro ha perimetri differenti a seconda della norma invocata.
- I ricorsi generici o meramente reiterativi di censure già proposte sono facilmente dichiarati inammissibili dalla Corte di Cassazione; è quindi necessario specificare i profili effettivamente devoluti e fornire argomentazioni nuove e circostanziate.
- In caso di inammissibilità del ricorso è possibile la condanna alle spese e il pagamento di ammende (art. 616 c.p.p.), per cui va valutato il rapporto costo/beneficio prima di proporre impugnazioni temerarie o poco fondate.
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