Cassazione Penale, Ordinanza n. 14880/2025 del 15/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso è stato proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva già applicato la causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. Il solo motivo deduceva violazione di legge e vizi motivazionali in relazione all'art. 633 c.p., sostenendo, in sostanza, l'insussistenza del reato di invasione di terreni o edifici e un travisamento della prova. La difesa contestava la qualificazione della condotta come invasione arbitraria di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, facendo leva anche su circostanze indicate nella memoria, tra cui una successiva regolarizzazione contrattuale. La Cassazione ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, richiamando i principi secondo cui integra il reato la permanenza nell'immobile da parte di chi vi sia stato inizialmente ospitato per cortesia, anche dopo l'allontanamento o il decesso dell'assegnatario, quando continui a comportarsi come dominus o possessore. Ha inoltre escluso che il travisamento della prova fosse stato dedotto con i necessari caratteri di decisività e specificità.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondata la censura sull'art. 633 c.p., osservando che i giudici di merito avevano correttamente applicato la legge penale e i principi giurisprudenziali consolidati in tema di invasione arbitraria di alloggio di edilizia residenziale pubblica. Ha ritenuto irrilevante la dedotta successiva regolarizzazione del contratto rispetto alla consumazione del reato, e ha escluso un travisamento della prova idoneo a incidere sulla motivazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Il reato di invasione di terreni o edifici è integrato da un ingresso o una permanenza arbitrari, contra ius, in assenza di diritto di accesso, del consenso dell'avente diritto o di una diversa legittimazione; nei casi di alloggi pubblici, la permanenza dell'ospite o del congiunto dopo l'allontanamento o il decesso dell'assegnatario può integrare il reato, perché l'assegnazione e la detenzione non possono derivare da iniziative private o informali.
La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto era già stata applicata nei giudizi di merito; ciò non escludeva la configurabilità del reato né rendeva fondato il ricorso contro la valutazione di responsabilità.
Massime di principio
- Nel reato di invasione di terreni o edifici, la nozione di "invasione" comprende qualsiasi introduzione o permanenza arbitraria, senza titolo e senza consenso dell'avente diritto, indipendentemente dai mezzi utilizzati per l'occupazione.
- In materia di alloggi di edilizia residenziale pubblica, l'ospitalità iniziale concessa dall'assegnatario non attribuisce al beneficiario un autonomo titolo di detenzione o possesso; la permanenza dopo l'allontanamento o il decesso dell'assegnatario può integrare il reato anche se tollerata di fatto dall'ente.
- L'eventuale acquiescenza dell'ente proprietario o la successiva regolarizzazione della posizione non elidono la natura arbitraria dell'occupazione né incidono sulla consumazione del reato già perfezionato.
- La deduzione del travisamento della prova è inammissibile o comunque infondata se non indica con precisione l'atto asseritamente travisato e non dimostra il carattere decisivo dell'errore rispetto alla tenuta logica complessiva della motivazione.
- La particolare tenuità del fatto opera come causa di non punibilità e non incide, di per sé, sulla ricostruzione della sussistenza del reato quando la responsabilità sia stata comunque accertata dai giudici di merito.
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