Cassazione Penale, Sentenza n. 49705/2023 del 14/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso censura la sentenza di condanna per rapina aggravata, denunciando vizi di motivazione e violazioni di legge e di diritto processuale (art. 606, comma 1, lett. b, c, e). In particolare si deduce che la decisione si sarebbe illegittimamente fondata sulle dichiarazioni predibattimentali (acquisite ai sensi dell'art. 512 c.p.p.) della persona offesa e di una persona informata sui fatti, entrambi irreperibili al dibattimento: tali dichiarazioni sarebbero le uniche fonti dichiarative decisive, rese preventivabilmente "precarie" e comunque recuperate senza adeguate ricerche (anche all'estero). Si contesta la violazione degli artt. 512 bis, 526 comma 1-bis c.p.p. e dell'art. 111 Cost. (e dell'art. 6 CEDU), per avere la Corte ritenuto utilizzabili dichiarazioni di soggetti che si sarebbero sottratti al contraddittorio senza prova della volontà consapevole di sottrarsi; si deducono altresì carenze nella valutazione complessiva delle prove, facendo leva quasi esclusivamente sulle dichiarazioni predibattimentali.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondati il primo e il terzo motivo, e infondato (non manifestamente) il secondo. Ha confermato che le dichiarazioni acquisite ai sensi dell'art. 512 c.p.p. possono essere utilizzate se sussistono adeguate garanzie procedurali e se vi è valutazione critica e riscontri di contesto: nel caso di specie le persone erano residenti stabilmente in Italia e compiutamente identificate e ricercate presso indirizzi conosciuti; la persona informata ha riferito osservazioni dirette e ha riconosciuto l'imputato; non risultano elementi che consentano di affermare che l'assenza derivi da una scelta libera, consapevole e informata di sottrarsi al contraddittorio. La Corte territoriale ha operato il corretto bilanciamento e fornito adeguata motivazione. Condanna alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; dalla sentenza emerge che i motivi invocati dal ricorrente (vizio di motivazione e violazioni di legge/procedura) sono stati valutati e ritenuti infondati o non manifestamente fondati.
Consente l'acquisizione e l'uso in dibattimento delle dichiarazioni rese in fase di indagine; la Corte ha ritenuto ammissibile il loro utilizzo purché sussistano adeguate garanzie procedurali, la verifica di credibilità e riscontri contestuali.
Norma collegata sulle modalità di utilizzazione delle dichiarazioni: richiamata nel ricorso ma la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, le garanzie e i riscontri richiesti siano stati rispettati.
Disciplina l'esclusione della prova quando il teste si è sottratto volontariamente al contraddittorio: la Corte precisa che non è necessaria la prova di una "sub-specifica" volontà di sottrarsi, ma occorre che sia evidente che il teste fosse consapevole e informato della prevedibile necessità di comparizione; l'assenza di notifica o di elementi che indichino consapevolezza può escludere la qualificazione dell'assenza come volontaria.
art. 111 Costituzione
Principio della formazione della prova nel contraddittorio: la Corte ricorda che la deroga è ammissibile in casi di imprevedibilità o infruttuosità della ricerca e purché vi siano adeguate garanzie procedurali.
art. 6 CEDU
Diritto ad un giusto processo; la giurisprudenza della Corte EDU (Al-Khawaja, Schatschaachwili) è richiamata come parametro interpretativo per verificare se l'uso delle dichiarazioni predibattimentali abbia rispettato le garanzie di un processo equo.
articolo 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese del procedimento per la parte privata che propone il ricorso quando questo è respinto: applicata alla condanna alle spese del ricorrente.
Massime di principio
- Le dichiarazioni rese in fase di indagine (art. 512 c.p.p.) possono essere utilizzate in giudizio se sussistono "adeguate garanzie procedurali", ossia se il giudice effettua un accurato vaglio di credibilità, verifica le modalità di raccolta e ricerca riscontri di contesto.
- Non è automaticamente esclusa la prova cartolare per il solo fatto che il dichiarante sia irreperibile in dibattimento; occorre valutare se l'assenza derivi da una scelta volontaria, consapevole e informata. L'onere di dimostrare una volontà consapevole di sottrarsi grava su chi ne deduce l'illegittimità.
- La deroga al principio del contraddittorio (art. 111 Cost.) è ammessa solo se la ricerca del teste è risultata infruttuosa o imprevedibilmente impossibile, e se il giudice di merito spiega congruamente le ragioni che rendono affidabili le dichiarazioni predibattimentali.
- In sede di legittimità la rivalutazione globale delle prove è limitata: la Cassazione controlla la correttezza giuridica e la completezza della motivazione, non riforma la valutazione sulle sole preferenze probatorie del merito.
- Per chi difende è prudente documentare in modo dettagliato le ricerche effettuate per reperire i testi e proporre, quando possibile, elementi di riscontro e attenuazione della valenza probatoria delle dichiarazioni predibattimentali (contraddizioni, mancata conoscenza dei fatti, ecc.).
- Occorre tener conto della giurisprudenza CEDU: quando l'uso di dichiarazioni extraprocessuali è decisivo, il bilanciamento tra esigenze probatorie e diritti dell'imputato deve risultare chiaro e motivato per non incorrere in profili di vizio costituzionale o convenzionale.
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