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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45478/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Venezia del 21/11/2022 che aveva omologato un concordato sulle pene rideterminando il trattamento sanzionatorio. Di Caprio denunciava vizi motivazionali e violazione di legge per mancata valutazione dell'eventuale proscioglimento ai sensi dell'art. 129 c.p.p. e per non aver considerato la sua condotta risarcitoria ai fini dell'apprezzamento delle attenuanti generiche. Bifulco contestava la determinazione della durata delle pene accessorie fallimentari in misura coincidente con la pena principale, ritenuta non oggetto dell'accordo. La Torre e Schiattarella denunciavano, in comune, la mancata esclusione/valutazione della prescrizione e dell'aggravante del danno di particolare gravità per alcuni capi e la mancata valutazione di cause di proscioglimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Ha ritenuto che, essendo i ricorrenti assunti alla rinuncia di tutti i motivi di appello diversi da quelli relativi al trattamento sanzionatorio, restino preclusi i censure attinenti alla contestazione degli elementi di responsabilità, alla richiesta di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. e ad altri motivi rinunciati. Ha inoltre precisato che le doglianze sul trattamento sanzionatorio sono inammissibili se non danno conto di illegittimità della pena (es. fuori dai limiti edittali). Quanto alla questione delle pene accessorie, la Corte ha ritenuto che la coincidenza con la pena principale non sia vietata se motivata adeguatamente, richiamando i principi delle Sezioni Unite. Per tali ragioni i ricorsi sono stati respinti; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende; inoltre Di Caprio è stato condannato a rifondere le spese di rappresentanza e difesa della parte civile "Azienda Agricola Gorgo".

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    presente nella motivazione

    La Corte indica che è ammissibile il ricorso in Cassazione avverso sentenze emesse ai sensi dell'art. 599-bis nei limiti delle questioni sulla formazione della volontà della parte, sul consenso del P.M. e sul contenuto difforme della pronuncia; non sono invece ammissibili doglianze relative a motivi rinunciati in appello

  • art. 129 cod. proc. pen.

    presente nella motivazione

    La Corte afferma che, quando l'imputato ha rinunciato ai motivi di appello diversi da quelli sul trattamento sanzionatorio, il giudice di secondo grado non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento ex art. 129 perché la cognizione è limitata ai motivi non rinunciati

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    presente nella testuale indicazione dei limiti di impugnazione

    Richiamato per spiegare i limiti di deduzione dei motivi in cassazione dopo rinuncia in appello

  • Sez. 2, n. 22002 del 10/04/2019 (Mariniello)

    Richiamata per sostenere l'inammissibilità delle doglianze relative a motivi rinunciati e per la distinzione tra vizi di motivazione e illegittimità della pena

  • Sez. U, n. 19415 del 27/10/2022 (Fazio)

    Utilizzata per ribadire che il giudice di secondo grado che omologa una pena concordata non deve motivare sul mancato proscioglimento o su nullità assolute quando i motivi sono stati rinunciati

  • Sez. U, n. 28910 del 28/02/2019 (Suraci)

    Rilevata per precisare che non è vietata la coincidenza tra durata delle pene accessorie e pena principale se la scelta è adeguatamente motivata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla somma destinata alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176 (art. 23, comma 8)

    citato per la trasmissione delle conclusioni del P.G.

    Richiamato proceduralmente per la trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale

Massime di principio

  • Se in appello l'imputato rinuncia a tutti i motivi diversi da quelli sul trattamento sanzionatorio, in Cassazione non potrà sollevare questioni attinenti alla contestazione degli elementi di fatto e a cause di proscioglimento (salvo che la censura riguardi la formazione della volontà sul concordato o vizi formalmente rilevabili)
  • Le doglianze riguardanti la durata della pena o il trattamento sanzionatorio sono ammissibili in Cassazione solo se indicano concreta illegittimità della pena (es. violazione dei limiti edittali o errore di diritto), non se mirano a riaprire questioni di fatto o di valutazione già rinunciate
  • La condotta risarcitoria dell'imputato può essere presa in considerazione ai fini della determinazione della pena, ma non costituisce in sé motivo utile a rendere ammissibile un ricorso che sia precluso per rinuncia in appello
  • La determinazione delle pene accessorie può coincidere con la pena principale se la decisione è adeguatamente motivata e compatibile con i principi indicati dalle Sezioni Unite; va dunque valutata la motivazione fornita dal giudice
  • In caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione i ricorrenti possono essere condannati alle spese e a una somma alla Cassa delle Ammende; per evitare ciò è essenziale preservare le censure rilevanti già in sede d'appello e non rinunciarvi se si intende poterne discutere in Cassazione
  • Per impugnare efficacemente una pronuncia omologativa di concordato ex art. 599-bis è necessario concentrarsi su vizi della formazione del consenso, sul ruolo del P.M. o su errori di diritto nella pronuncia, poiché questioni fattuali e di valutazione rinunciate restano precluse

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