Cassazione Penale, Sentenza n. 21099/2024 del 29/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto richiesta di revisione della sentenza di condanna per estorsione (pronunciata il 13/01/2020, definitiva il 25/01/2022) in favore di Paolo Villella, allegando nuove prove dichiarative (testimonianze di Pietro Ammendola e Gianluca Roppa) volte a dimostrare che la somma di euro 2.000 era un mero prestito e non il prezzo dell'estorsione. Contestano la valutazione della Corte d'appello circa l'inammissibilita' delle dichiarazioni in ragione del loro carattere non decisivo, nonché l'erronea valorizzazione del dato temporale e del mancato inserimento di Ammendola nella lista testi della difesa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per aspecificità. Ha ritenuto che le dichiarazioni sopravvenute non avessero il requisito della decisività richiesto in sede di revisione: introdotte a distanza di circa 16 anni dai fatti, non sufficientemente affidabili e incapaci di disarticolare il solido impianto probatorio originario fondato sulle dichiarazioni delle persone offese e su riscontri testimoniali. Ha quindi confermato l'esito negativo della richiesta di revisione e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Individua le modalità di valutazione delle prove dichiarative nuove nella revisione; richiede che i nuovi elementi siano tali da dimostrare che il condannato debba essere prosciolto, ossia che rendano evidente l'innocenza.
Richiamato in relazione all'art. 631; disciplina la revisione del giudicato penale e i presupposti per rimuovere gli effetti della condanna definitiva sulla base di elementi nuovi.
Prevede la condanna al pagamento delle spese e di una somma in favore della Cassa delle ammende per i ricorrenti quando il ricorso sia inammissibile o manifestamente infondato.
Giurisprudenza Cassazione, Sez. 5, n. 34515 del 18/06/2021
Principio consolidato secondo cui le prove nuove o non valutate devono dimostrare che il complesso probatorio originario non è più in grado di sostenere la condanna oltre ogni ragionevole dubbio.
Giurisprudenza Cassazione, Sez. 2, n. 35399 del 23/05/2019
Sottolinea che, per prove dichiarative contrastanti con quelle del giudicato, il giudice di revisione deve vagliarne l'effettiva affidabilità rispetto alle prove già acquisite, onde evitare un indebito automatismo nell'annullamento del giudicato.
Giurisprudenza Cassazione, Sez. 2, n. 18765 del 13/03/2018
Conferma il principio comparativo tra nuove prove e quelle cristallizzate nel giudizio di cognizione, richiedendo che le nuove risultino persuasive e idonee a determinare la rimozione del giudicato.
Massime di principio
- In sede di revisione, le prove nuove devono essere realmente decisive: non è sufficiente offrire una diversa interpretazione dei fatti già giudicati
- Le prove dichiarative nuove, contrarie a quelle del giudicato, richiedono un rigoroso vaglio di affidabilità comparata rispetto alle prove pregresse
- Il rilevante ritardo temporale nella produzione di testimonianze può incidere negativamente sulla loro credibilità e persuasività
- La mancata indicazione di un testimone nella lista difensiva del processo originario può essere valutata nel giudizio di revisione ma non costituisce di per sé motivo assoluto di esclusione; rileva piuttosto nel quadro complessivo dell'attendibilità
- Un ricorso di revisione generico o aspecifico rischia l'inammissibilità: bisogna individuare elementi nuovi, concreti e idonei a dimostrare l'innocenza
- Chi propone ricorso di revisione deve considerare il rischio di condanna alle spese e all'ammenda se il ricorso viene dichiarato inammissibile o infondato
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