Cassazione Penale, Ordinanza n. 34621/2025 del 23/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La Corte di appello di Milano aveva riformato la decisione di primo grado solo nel trattamento sanzionatorio, confermando nel resto la responsabilità dell'imputata per un tentato furto aggravato in concorso, commesso ai danni di un esercizio commerciale. Nel ricorso per cassazione l'imputata deduceva un unico motivo di violazione di legge, sostenendo che non vi fosse una valida querela: l'atto, sottoscritto da una procuratrice della società persona offesa, non conterrebbe infatti un'espressa richiesta di punizione riferita al fatto ascritto all'imputata. La doglianza mirava quindi a contestare la procedibilità del reato per difetto di valida querela.
La decisione
La Corte di cassazione ha rilevato che dalla sentenza impugnata e dalla denuncia-querela prodotta emergeva invece una richiesta di punizione esplicita. L'atto, depositato il 10 novembre 2019, dopo la descrizione dei fatti, sollecitava la "repressione dell'illecito penale subìto" ed era espressamente qualificato come denuncia-querela. La Corte ha inoltre richiamato il principio per cui la volontà di punizione necessaria a integrare la querela non richiede formule sacramentali e può essere desunta dal contenuto complessivo dell'atto, con applicazione del favor querelae. Di conseguenza il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
artt. 110, 56, 624, 625 n. 7, 112, comma 1, n. 4, c.p.
Richiamati quali norme integratrici della fattispecie contestata, relativa a un tentativo di furto aggravato in concorso con persona minorenne.
Indicato come base del reato contro il patrimonio oggetto di imputazione.
Indicato come circostanza aggravante della fattispecie contestata.
Richiamato per la configurazione del concorso di persone nel reato.
Richiamato per la configurazione del tentativo.
Richiamato per l'aggravamento legato al concorso con persona minorenne.
Massime di principio
- La querela non richiede formule sacramentali: la volontà di punizione può essere desunta dal contenuto complessivo dell'atto, anche se non espressa con parole solenni o in forma tipizzata.
- In presenza di dubbi sull'esistenza di una valida querela, il giudice deve interpretare l'atto secondo il favor querelae, valorizzando gli elementi testuali che manifestano la volontà della persona offesa di perseguire penalmente il fatto.
- Se dalla denuncia-querela emerge chiaramente la richiesta di repressione dell'illecito ed essa è qualificata come querela, la doglianza sulla mancanza di espressa richiesta di punizione è infondata e il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, seguono la condanna alle spese processuali e il pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende, ove ne ricorrano i presupposti di legge.
Come è indicizzato
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