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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15697/2026 del 22/05/2026

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

Un dipendente di un comune aveva chiesto l’accertamento dell’inadempimento datoriale per la mancata manutenzione e pulizia dei dispositivi di protezione individuale (guanti, scarpe, tute) forniti per lo svolgimento delle proprie mansioni, sostenendo di aver dovuto provvedervi personalmente per circa un decennio e chiedendo il rimborso delle spese sostenute. Il tribunale aveva rigettato la domanda, ma la corte d’appello l’aveva accolta, ritenendo che gli indumenti avessero natura di DPI e che l’obbligo di manutenzione gravasse sul datore di lavoro anche dopo il mutamento dell’unità lavorativa di assegnazione, poiché anche presso il diverso servizio le mansioni svolte richiedevano protezione della salute. Con il ricorso per cassazione l’ente datore di lavoro deduceva violazione di norme processuali sul contenuto della domanda e sui limiti di mutatio/emendatio libelli nel rito del lavoro, sostenendo che il lavoratore avesse introdotto in appello una ricostruzione fattuale diversa da quella originaria, poiché nel ricorso introduttivo aveva fatto riferimento al servizio di nettezza urbana, mentre in parte del periodo considerato aveva svolto attività presso il mercato ittico; secondo il ricorrente, tale variazione avrebbe modificato il thema decidendum e violato il contraddittorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il motivo e ha rigettato il ricorso. Ha affermato che, nel caso di specie, la variazione relativa al diverso servizio di assegnazione all’interno del medesimo rapporto di lavoro non integrava né mutatio né emendatio libelli, perché i fatti costitutivi del diritto azionato restavano l’esistenza del rapporto, lo svolgimento di mansioni di pulizia e la mancata manutenzione/lavaggio dei DPI necessari. Il mutamento del servizio di adibizione era un elemento non decisivo ai fini dell’individuazione della domanda e attinente al merito, non idoneo a disorientare il contraddittorio. La Corte ha richiamato un precedente conforme e ha condannato il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, dando altresì atto dell’obbligo del pagamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360 n. 4 c.p.c.

    ai sensi dell’art. 360 n. 4 c.p.c.

    La censura è stata proposta come violazione processuale per asserita erronea gestione dei limiti della domanda e del contraddittorio.

  • art. 112 c.p.c.

    artt. 112, co. 1, 414, co. 1, nn. 4 e 5, 416, co. 3 e 420, co. 1, c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere che la corte territoriale avrebbe deciso oltre i limiti della domanda originaria.

  • art. 414 c.p.c.

    artt. 112, co. 1, 414, co. 1, nn. 4 e 5, 416, co. 3 e 420, co. 1, c.p.c.

    Invocato dal ricorrente in relazione alla necessaria specificità del ricorso introduttivo nel rito del lavoro.

  • art. 416 c.p.c.

    artt. 112, co. 1, 414, co. 1, nn. 4 e 5, 416, co. 3 e 420, co. 1, c.p.c.

    Richiamato per sostenere i limiti delle difese del convenuto e la delimitazione del thema decidendum.

  • art. 420 c.p.c.

    artt. 112, co. 1, 414, co. 1, nn. 4 e 5, 416, co. 3 e 420, co. 1, c.p.c.

    Richiamato per sostenere che l’emendatio libelli nel rito del lavoro sarebbe ammessa solo nei modi e nei termini previsti dalla norma.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    si richiama ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c.

    La Corte richiama un precedente conforme senza rinnovare l’analisi della questione.

  • art. 115 c.p.c.

    principio di non contestazione trova applicazione solo con riferimento ai fatti primari

    La Corte ribadisce la distinzione tra fatti primari e fatti secondari ai fini del principio di non contestazione.

  • art. 116, comma 2, c.p.c.

    tali fatti possono essere contestati per la prima volta anche nel giudizio di appello.

    I fatti secondari, dedotti a fini probatori, non sono coperti dalla stessa preclusione dei fatti costitutivi e possono essere contestati anche in appello.

  • art. 375, comma 1, c.p.c.

    la trattazione in pubblica udienza costituisca modalità eccezionale

    La pubblica udienza è riservata a controversie con particolare rilevanza nomofilattica o esigenze di approfondimento orale.

  • art. 380-bis c.p.c.

    proposta di definizione accelerata ai sensi dell'art. 380-bis, c.p.c.

    La proposta camerale era orientata all’inammissibilità, ma la Corte ha chiarito che il motivo era ammissibile e poi lo ha rigettato nel merito.

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    non ricorrono i presupposti ... per le ulteriori condanne di cui all'art. 96, co. 3 e 4, c.p.c.

    Poiché la decisione finale non ha coinciso con la proposta accelerata, non è stata applicata la condanna aggravata.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    dà atto ... della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato

    Il rigetto del ricorso comporta l’ulteriore contributo unificato, ove dovuto.

Massime di principio

  • Nel rito del lavoro, la distinzione tra mutatio ed emendatio libelli va compiuta in modo non formalistico, verificando se le ulteriori precisazioni fattuali incidano davvero sull’individuazione del diritto fatto valere o se riguardino soltanto il merito della pretesa.
  • Non integra mutatio libelli l’indicazione di ulteriori circostanze descrittive non essenziali, quando il diritto azionato resti ancorato allo stesso rapporto di lavoro, alle stesse mansioni sostanziali e allo stesso inadempimento datoriale.
  • Ai fini dell’identificazione della domanda occorre considerare anche i fatti appartenenti alla realtà comune delle parti e già necessariamente noti al convenuto, ove non siano idonei a disorientarne la difesa o a spostare il thema decidendum.
  • La natura eterodeterminata di un diritto non è un concetto assoluto: va valutata in concreto, verificando se le diverse circostanze dedotte possano realmente dar luogo a pretese differenti oppure se siano solo elementi descrittivi del medesimo diritto.
  • La distinzione tra fatti primari e fatti secondari rileva anche per delimitare gli effetti del principio di non contestazione: i primi attengono al fatto costitutivo del diritto, i secondi hanno funzione meramente probatoria.
  • La pubblica udienza in cassazione resta un modulo eccezionale, da riservare alle controversie con specifiche esigenze nomofilattiche o di approfondimento orale; in presenza di principi già consolidati, la decisione può essere adottata in camera di consiglio.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniLicenziamento
RamiProcesso civileLavoro
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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